Il Tredicesimo Piano

 

Il Tredicesimo Piano è un capolavoro assoluto di gnosticismo.

Lo ritengo il film che illustra al meglio lo scenario dei mondi simulati che ho spiegato nel precedente post “Fisica Esoterica”.

Una società di software crea una realtà virtuale ambientata nella Los Angeles del 1937, popolata da unità programmate su microchip che vivono normalmente la loro vita credendo di trovarsi in un mondo reale.

L’utente poi può calarsi nella sua creazione informatica assumendo le sembianze della sua unità cibernetica ed interagire con i vari personaggi del gioco.

L’unità programmata non è consapevole della simulazione in cui si trova, ma quando in essa si cala il suo utente essa assume la coscienza dell’utente che quindi è consapevole di trovarsi nella propria creazione.

Ad un certo punto, però, il creatore del progetto, Hannon Fuller, scopre una terribile verità e cerca di comunicarla al suo collega Douglas Hall, lasciandogli un messaggio all’interno del sistema virtuale.

Quando ritorna nel suo mondo, Fuller però viene ucciso.

Cosa aveva scoperto Fuller?

Uno scenario inquietante: che il mondo reale in cui crede di vivere è anch’esso una simulazione di altri utenti che stavano giocando con le loro vite.

Fuller, quindi, utente nel suo mondo, è allo stesso tempo un’unità programmata per un utente di un mondo superiore, ed è proprio da uno di questi utenti che viene ucciso dal momento che aveva scoperto la terribile verità.

Douglas Hall inizialmente è all’oscuro di tutto ciò e non riesce a capire chi possa essere stato ad uccidere il suo capo, così si inserisce nel gioco e vede se può recuperare informazioni utili.

Qui interagisce con l’unità programmata di Jason Withney, suo collega nel progetto e scopre che lui si era impossessato del messaggio di Fuller capendo così la terribile verità: che si trovavano in un mondo virtuale e qualcuno da un piano più alto stava giocando con le loro vite.

Quando Douglas Hall ritorna nel suo mondo scopre anch’egli l’agghiacciante verità, ossia che anche il suo mondo è una simulazione e quindi egli altro non è che l’unità programmata di un utente di un mondo esterno al suo.

E qui capisce cosa aveva scoperto Fuller.

Una volta scoperta questa verità, le unità programmate possono uscire dalla simulazione?

Sì, basta che venga ucciso il rispettivo utente.

E’ quello che succede a Jason Withney che, calatosi nella sua unità programmata Jerry Ashton, viene poi investito da una macchina.

Morendo l’utente, l’unità programmata Jerry Ashton sale al livello superiore in cui si trovano i creatori del suo mondo virtuale.

Qui crede di stare in un mondo reale, ma Douglas Hall gli rivela che anche questa realtà è una simulazione di un piano più alto e che probabilmente esistono migliaia di mondi simulati con i rispettivi utenti e unità programmate.

Ma ora che anche Douglas Hall ha scoperto la verità, dovrà essere eliminato dal suo utente, David, il programmatore reale della simulazione.

Viene avvertito però da Jane, la moglie di David, che nel frattempo si è calata nel suo mondo rivelandogli come stanno le cose, cioè che egli è solo un’unità programmata di un utente di un mondo superiore.

Ed è stato proprio il suo utente David ad uccidere Fuller poichè aveva capito la terribile verità.

Jane però non sopporta più il comportamento crudele del marito che ora sta provando gusto ad uccidere i personaggi virtuali del suo gioco.

Si è innamorata di Douglas Hall e lo vuole salvare, ma David non può accettare tutto ciò per cui, calatosi nella sua unità, comincia a perseguitare la moglie.

Alla fine però Douglas Hall si salva.

Come?

Viene ucciso dal detective dopo che David si è calato in lui, quindi chi muore è in realtà il suo utente e non lui.

La morte dell’utente permette a Douglas di uscire dalla simulazione ed entrare così nel mondo reale.

Un film eccezionale!!!

E’ la struttura del videogame arcontico che emerge dalla Pistis Sophia.

Siamo unità programmate di utenti di un mondo esterno al nostro, i quali ci comandano a loro piacimento e giocano con le nostre vite, proprio come fossimo personaggi di un videogame.

Tra l’altro noi siamo abituati a ragionare in termini dualistici, parliamo di Mondo Reale e Mondo Virtuale, ma lo scenario potrebbe essere ancora più inquietante, cioè potrebbero esistere migliaia di mondi simulati stratificati l’uno sull’altro con migliaia di utenti da dover sconfiggere prima di poter uscire dalla simulazione.

Del resto, è quello che si profila leggendo attentamente la Pistis Sophia.

L’anima deve attraversare più regioni e superare i rispettivi Arconti per poter accedere a quelle successive, e la sua posizione finale nella gerarchia dipenderà dal livello fin dove è riuscita ad arrivare, proprio come accade nei videogiochi.

Se vogliamo passare al secondo livello dobbiamo sconfiggere l’Arconte del primo livello, se vogliamo passare al terzo dobbiamo sconfiggere l’Arconte del secondo e così via.

Ma chi è l’Arconte?

Il nostro utente, il giocatore che ci comanda.

Se uccidiamo il nostro utente saliamo di livello e raggiungiamo il mondo di quell’utente, ma poi diventiamo unità programmata per l’utente di un altro mondo esterno al nostro per cui dobbiamo uccidere di nuovo tale utente se vogliamo passare ancora al livello successivo.

E’ quello che accade per Jerry Ashton che passa al livello successivo dopo la morte di Jason Withney, ma poi lì si ferma.

Douglas Hall, invece, riesce a sconfiggere l’utente creatore della simulazione, per cui riesce a liberarsi completamente.

E chi lo aiuta a salvarsi è proprio Jane, la sua Sophia.

Non a caso il risveglio di Douglas Hall avviene nel Tredicesimo Piano del grattacielo, chiara allusione al Tredicesimo Eone, l’Ogdoade, il confine tra il Mondo della Miscela e il Mondo della Luce Pura…

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