Nicola, Cerinto, Carpocrate ed Epifane

NICOLA, CERINTO, CARPOCRATE, EPIFANE

a cura di Luigi Moraldi

È interessante raccogliere voci e testimonianze di epoca apostolica e di poco posteriori che si riallaccino sia a quanto precede sia a quanto segue di tendenza cristiana.

L’Apocalisse di Giovanni ascrive a merito del vescovo di Efeso l’avere questi in odio «le opere dei Nicolaiti, che anch’io  odio» mentre  mette  in  guardia  il  vescovo di Pergamo contro «alcuni che seguono la dottrina dei Nicolaiti»;

ma di costoro e del loro maestro Nicola sappiamo troppo poco:

che fosse uno dei primi sette diaconi lo affermano Ireneo, Clemente Alessandrino e da essi dipende Eusebio, dai quali si può, forse, dedurre che insegnava «a combattere la carne», a non darle importanza e a «far crescere la propria anima per mezzo della fede e della conoscenza».

Elementi troppo scarsi —  e tuttavia  di un certo significato per il nostro tema – ci furono tramandati su Cerinto.

Oltre alla riprovazione di amare e diffondere i piaceri sensuali (che —  come si vedrà –è un tema  ricorrente  degli  eresiologi contro  gli  gnostici), è  detto  che secondo Cerinto: il mondo non fu creato dalla Potenza suprema che sovrasta  l’universo,  ma  da  una  forza  ignorante,  molto  lontana  e separata da essa;

Gesù non nacque da una vergine, ma da Giuseppe e Maria come tutti  gli altri uomini;

Gesù superò gli altri  uomini per  giustizia, prudenza  e  sapienza; dopo il battesimo, dalla Potenza suprema, su Gesù discese Cristo sotto forma di colomba;

di qui in poi, Gesù annunziò il Padre sconosciuto, e compì miracoli;

ma alla fine, Cristo si allontanò da Gesù, il quale poi patì e risorse;

Cristo, invece, rimase impassibile nella sua esistenza spirituale.

Si hanno qui alcuni tratti tipici dello gnosticismo cristiano, e sarebbero maggiori se fosse più chiara l’espressione riferita da Eusebio secondo la quale Cerinto «era nemico delle Scritture di Dio»,  cioè dell’Antico Testamento.

Si comprende anche la verosomiglianza di una tradizione che, secondo Ireneo, risale a Policarpo: l’apostolo Giovanni fuggì un giorno dai bagni dopo avere saputo che vi si trovava anche Cerinto:

«C’è Cerinto, il nemico della verità!».

È molto  probabile che  sia da  collegare alla dottrina di Cerinto l’insistenza con la quale Giovanni ritorna sulla realtà dell’incarnazione:

«Chi è il mentitore se non colui che nega che Gesù è il Cristo?…

Ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne, è da Dio…

Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui…» e:

«Uscirono nel mondo molti seduttori i quali non professano la venuta di Gesù Cristo in carne».

È  intorno  all’epoca  dell’imperatore   Adriano  che  visse Carpocrate, la cui dottrina ripete, in parte, quella di suoi predecessori aggiungendo però alcuni aspetti nuovi.

Anche per lui il mondo fu creato dagli angeli, di molto inferiori al Padre ingenerato, e Gesù nacque come tutti  gli altri uomini, non da una vergine.

1. Tuttavia l’anima di Gesù, «stabile e pura», ricordava le cose viste nelle «regioni del Dio ingenerato» e perciò gli fu mandata una forza affinché, per mezzo di essa, potesse sfuggire ai creatori del mondo, passare attraverso di loro, rendersi libero e ritornare a Dio;

2. L’anima  di  Gesù fu  educata  secondo le  leggi e  i  costumi giudaici, ma li disprezzò, vanificando così le passioni «che per punizione sono immesse negli uomini»;

3. Ogni anima che viene dalla potenza superiore ha il potere di  disprezzare gli arconti creatori del mondo» e la forza di agire come Gesù, e anche di superarlo «se più di lui avrà disprezzato le cose di quaggiù» ;

4. I carpocraziani praticano arti magiche di ogni genere, affermano che il bene e il male sono tali soltanto nell’opinione degli uomini, perciò compiono anche azioni irreligiose ed empie;

5. In merito alla trasmigrazione delle anime affermano che in ogni vita devono sperimentare tutto, affinché quando le anime escono dal corpo non ne abbino più bisogno;

se non mancano di nulla, non saranno più immesse nei corpi: le anime trasmigrano fino a quando esauriscono tutti i peccati, quindi se un’anima li esaurisce in una sola venuta, paga in una sola volta tutti i suoi debiti e non si reincorporerà più;

6. Ai suoi discepoli e apostoli, Gesù disse queste cose in modo segreto e ordinò di affidarle soltanto a persone degne;

l’uomo, infatti, è salvato  esclusivamente dalla  fede  e  dall’amore:  

ogni  altra  cosa è indifferente, non c’è nulla che – per sua natura – sia cattivo;

7. Venerano le immagini di filosofi (Pitagora, Platone, Aristotele, ecc.) e anche l’immagine  di Cristo che ritengono fatta fare da Pilato;

segnano col fuoco la parte  posteriore dell’orecchio  destro  dei loro discepoli; una certa Marcellina, fedele di questa setta, venne a Roma sotto Aniceto (154-65 ca.), e traviò molti. Costoro «si dicono gnostici».

Clemente Alessandrino ci tramandò alcune informazioni su di uno scritto di Epifane – figlio di Carpocrate – Sulla giustizia. «La giustizia di Dio è comunione con uguaglianza» ;  

come il sole splende per tutti  senza discriminazione alcuna, così ogni natura ha in se stessa le sue leggi;

ogni legge scritta è una deviazione dalla connaturale comunanza dei beni: «il mio e il tuo si sono introdotti nel mondo per mezzo delle leggi, e noi non possiamo più usufruire in comune della terra, delle greggi e neppure del matrimonio» ;  

il precetto:  

Non desidererai è ridicolo e «ancor più ridicolo è il precetto di non desiderare la donna del vicino, in quanto costringe a diventare proprietà privata ciò che è comune».

Anche Clemente sottolinea l’amoralità dei seguaci di Carpocrate e di suo figlio.

a cura di Luigi Moraldi

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