Sommario dei fondamentali princìpi gnostici

Sommario dei fondamentali princìpi gnostici.

a cura di Hans Jonas

– Teologia.

La caratteristica basilare del pensiero gnostico è il radicale dualismo che governa il rapporto di Dio col mondo e conseguentemente quello dell’uomo col mondo.

La divinità è assolutamente transmondana, la sua natura del tutto estranea a quella dell’universo, il quale non è creato né governato, e in rapporto al quale il divino è in completa antitesi:

al regno divino della luce, in sé perfetto e remoto, si contrappone il cosmo come regno delle tenebre.

Il mondo è opera di potenze inferiori le quali, seppure possono provenire mediatamente da Lui, non conoscono il vero Dio e impediscono la conoscenza di Lui nel cosmo sul quale esse governano.

La genesi di queste potenze inferiori, gli Arconti (governanti), e in generale quella di tutti gli ordini di esseri fuori di Dio, compreso il mondo stesso, è uno dei temi principali della speculazione gnostica, di cui daremo in seguito alcuni esempi.

Il Dio stesso trascendente è nascosto a tutte le creature e non può essere conosciuto mediante concetti naturali.

La conoscenza di Lui richiede rivelazione soprannaturale e illuminazione ed anche allora può difficilmente essere espressa altrimenti che in termini negativi.

 

– Cosmologia.

L’universo, il dominio degli Arconti, è come una vasta prigione la cui cavità più interna è la terra, lo scenario della vita dell’uomo.

Intorno e al di sopra di esso le sfere cosmiche sono disposte in orbite concentriche che lo racchiudono.

Più spesso vi sono le sette sfere dei pianeti circondati dall’ottava, quella delle stelle fisse.

Ci fu tuttavia una tendenza a moltiplicare le strutture e costruire schemi sempre più estesi:

Basilide contava non meno di 365 «cieli».

Il significato religioso di questa architettura cosmica  sta  nell’idea  che  tutto  quello  che  si  frappone  tra  qui  e  l’aldilà  serve  a separare l’uomo da Dio, non soltanto per la distanza spaziale ma per le forze attive demoniache.

Perciò la vastità e la molteplicità del sistema cosmico esprime il grado di separazione dell’uomo da Dio.

 

Le sfere sono i seggi degli Arconti, specialmente dei «Sette», ossia degli dèi planetari presi a  prestito  dal  pantheon  babilonese.

E’  significativo  che  questi  sono  spesso chiamati, ora, mediante i nomi che l’Antico Testamento usa per Dio (Iao, Sabaoth, Adonai, Elohim, El Shaddai), i quali non sono più sinonimi dell’unico e supremo Dio, ma sono divenuti per tale trasposizione i nomi propri di esseri demoniaci inferiori:

un esempio della rivalutazione peggiorativa alla quale lo gnosticismo ha sottoposto le antiche tradizioni in genere e la tradizione giudaica in specie.

 

Gli Arconti governano collettivamente sul mondo, e ciascuno individualmente nella sua sfera è un guardiano della prigione cosmica.

Il loro tirannico governo del mondo è  chiamato  “heimarméne”,  Fato  universale,  concetto  preso  dall’astrologia  ma colorito ora di spirito gnostico anticosmico.

Nel suo aspetto fisico questo governo è la legge di natura;

nel suo aspetto psichico, che include per esempio l’istituzione e l’approvazione della Legge mosaica, mira all’asservimento dell’uomo.

Come guardiano della propria sfera, ciascun Arconte sbarra il passaggio alle anime che cercano di ascendere dopo la morte, allo scopo di impedirne la fuga dal mondo e il ritorno a Dio.

Gli Arconti sono anche i creatori del mondo, tranne quando questa funzione è riservata al loro capo, il quale  allora prende il nome di “demiurgo” (l’artefice del mondo nel “Timeo” di Platone) ed è spesso dipinto coi lineamenti alterati del Dio dell’Antico Testamento.

 

– Antropologia.

L’uomo, l’oggetto principale di quest’ampia prospettiva, è composto di carne, anima e spirito.

Ma ridotto ai princìpi ultimi, la sua origine è duplice:

mondana ed extramondana.

Non  soltanto  il  corpo,  ma  anche  l’«anima»  è  un  prodotto  delle potenze cosmiche che hanno formato il corpo ad immagine dell’Uomo Primigenio divino (o Archetipo) e lo hanno animato con le loro proprie forze psichiche:

queste sono gli appetiti e le passioni dell’uomo naturale, ciascuna delle quali deriva e corrisponde ad una delle sfere cosmiche, e tutte insieme formano l’anima astrale dell’uomo, la sua «psiche».

Per il suo corpo e la sua anima l’uomo è parte del mondo e soggetto all’”heimarméne”.

Racchiuso nell’anima c’è lo spirito, o «pneuma» (chiamato anche «scintilla»), una porzione della divina sostanza dell’aldilà che è caduta nel mondo;

e gli Arconti crearono l’uomo con l’espresso proposito di trattenerlo prigioniero quaggiù.

Perciò, come nel macrocosmo l’uomo è racchiuso dalle sette sfere, così nel microcosmo umano lo spirito è racchiuso dai sette rivestimenti dell’anima, originati da esse.

Nel suo stato irredento il pneuma, così immerso nell’anima e nella carne, non ha coscienza di se stesso, è intorpidito, addormentato, o intossicato dal veleno del mondo:

in breve, è «ignorante».

Il suo risveglio e la sua liberazione vengono effettuate mediante la «conoscenza».

 

– Escatologia.

La natura radicale del dualismo determina quella della dottrina della salvezza.

Altrettanto straniero quanto è il Dio trascendente nei riguardi di «questo mondo», lo è  pure  il  sé  pneumatico  nel  mezzo  di  esso.

Il  fine  dello  sforzo  gnostico  è  la liberazione dell’«uomo interiore» dai legami del mondo e il suo ritorno al regno nativo della luce.

Condizione necessaria per questo è che egli «conosca» il Dio transmondano e se stesso, ossia la sua origine divina come pure la sua presente condizione e di conseguenza anche la natura del mondo che determina tale condizione.

Come dice una famosa formula valentiniana:

«Ciò che libera è la conoscenza di quello che eravamo, di ciò che siamo diventati;

di dove eravamo, dove siamo stati gettati;

verso dove ci affrettiamo, da dove siamo redenti;

che cosa è nascita, che cosa è rinascita»

Tale conoscenza gli è impedita dalla sua stessa situazione, poiché l’«ignoranza» è l’essenza dell’esistenza mondana, proprio come è stata il principio del venire all’esistenza del mondo.

In particolare, il Dio trascendente è sconosciuto al mondo e non può essere scoperto da esso;

ragione per cui è necessaria la rivelazione.

La necessità di essa è fondata sulla natura della condizione cosmica;

la sua presenza altera tale situazione nel suo aspetto decisivo, quello dell’«ignoranza», ed è perciò essa stessa già parte della salvezza.

Il suo portatore è un messaggio del mondo della luce che penetra le barriere delle sfere, giuoca gli Arconti, risveglia lo spirito dal suo torpore terreno e gli impartisce la conoscenza salvifica «da fuori».

La missione di questo salvatore trascendente comincia persino prima della creazione del mondo (poiché la caduta dell’elemento divino ha preceduto la creazione) e corre parallela alla sua storia.

La conoscenza così rivelata, anche se chiamata semplicemente «la conoscenza di Dio», comprende l’intero contenuto del mito gnostico con tutto quello che deve insegnare intorno a Dio, all’uomo e al mondo;

ossia contiene gli elementi di un  sistema  teoretico.

Dal  punto  di  vista  pratico  tuttavia,  è  più  particolarmente «conoscenza della vita», cioè della via dell’anima per uscire dal mondo, compresa la preparazione sacramentale e magica per la futura ascesa e i nomi segreti e le formule che forzano il passaggio attraverso ciascuna sfera.

Fornita di tale “gnosis”, l’anima dopo  la  morte  comincia  il  viaggio  verso  l’alto,  lasciando  dietro  ad  ogni  sfera  il «vestimento» psichico da essa provveduto:

in tal modo lo spirito spogliato di ogni accrescimento estraneo raggiunge il Dio al di là del mondo e si riunisce alla divina sostanza.

Sulla scala del totale dramma divino, questo processo fa parte della restaurazione dell’integrità divina che è stata guastata nei tempi precosmici dalla perdita di porzioni della sostanza divina.

E’ soltanto in ragione di queste scintille perdute che la divinità è stata coinvolta nel destino del mondo, ed è per ricuperarle che un suo messaggero interviene nella storia cosmica.

Compiuto questo processo di raccolta, secondo alcuni sistemi, il cosmos privato dei suoi elementi di luce, giungerà ad una fine.

– Morale.

In questa vita i “pneumatici”, come i possessori di gnosi chiamano se stessi, stanno appartati dalla gran massa dell’umanità.

L’illuminazione diretta non soltanto rende l’individuo sovrano nella sfera di conoscenza (di qui la varietà illimitata di dottrine gnostiche), ma determina anche la sfera di azione.

In termini generali, la moralità pneumatica è stabilita dall’ostilità verso il mondo e dal disprezzo di tutti i legami mondani.

Da questo principio tuttavia si possono trarre due conclusioni contrarie ed entrambe trovano i loro rappresentanti estremisti:

l’ascetica e la libertina.

La prima deduce dal possesso della gnosi l’obbligo di evitare ogni ulteriore contaminazione da parte del mondo e di ridurre al minimo possibile il contatto con esso;

la seconda fa derivare  dallo  stesso  possesso  il  privilegio  di  assoluta  libertà.

Ci  fermeremo  in seguito sulla complessa teoria del libertinismo gnostico.

In questa considerazione preliminare ci contenteremo di poche osservazioni.

La legge del «Tu devi» e «Tu non devi» promulgata dal Creatore è soltanto una forma in più di tirannia «cosmica».

Le sanzioni legate alla trasgressione di tale legge possono colpire soltanto il corpo e la psiche.

Poiché il pneumatico è libero dall’”heimarméne”, ugualmente è libero dal giogo della legge morale.

A lui tutte le cose sono permesse, poiché il pneuma è «salvato nella sua natura» e non può essere macchiato dalle azioni né spaventato dalla minaccia della retribuzione arcontica.

La libertà pneumatica tuttavia è più che una questione di permissione indifferente:

mediante la violazione intenzionale delle norme demiurgiche il pneumatico contrasta il disegno degli Arconti e paradossalmente contribuisce all’opera di salvezza.

Questo libertinismo antinomico rivela più potentemente della versione ascetica l’elemento “nihilistico” contenuto nell’acosmismo gnostico.

Persino il lettore che non ha familiarità con la materia potrà comprendere dalla sintesi precedente che, qualsiasi elevatezza di concettualizzazione abbia raggiunto la teoria gnostica nei singoli pensatori, esiste un indissolubile nucleo mitologico del pensiero  gnostico  come  tale.

Molto  lontano  dall’atmosfera  rarefatta  del ragionamento filosofico, esso si muove nello spesso mezzo dell’immaginazione e della personificazione.

Ci rimane da completare il quadro generale della nostra esposizione con la sostanza della metafora e del mito gnostico, e inoltre presentare alcune elaborazioni di questo contenuto basilare nei sistemi speculativi di pensiero.

a cura di Hans Jonas

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