The Truman Show

 

Recensione Filosofica – The Truman Show (di Simone Romanazzi)
Trama: L’opera cinematografica narra di un uomo, Truman Burbank, che nasce, studia, lavora e si sposa, sempre nella stessa città, Sea-Heaven. Qui trascorre una tranquilla esistenza in quello che appare un mondo perfetto. Con l’andar del tempo, comincia a mostrare segni di insofferenza, e cerca di partire, ma ogni volta che è pronto per il viaggio, sorgono mille difficoltà che lo costringono  tornare indietro. Questo e altri piccoli incidenti, cominciano a fargli pensare che ci sia qualcosa che non va… intanto il suo bisogno di libertà si fa sempre più insistente. Di lì a poco, infatti, scoprirà che il suo mondo, apparentemente perfetto, è una totale finzione: fin dalla sua nascita, vive in un gigantesco set cinematografico costruito a Los Angeles, dove tutti recitano un copione, tutti tranne
lui (il suo stesso nome True=vero ne svela l’identità). Da quello studio, viene trasmesso in tutto il
mondo “The Truman Show”, un vero e proprio reality: ogni giorno, milioni di persone, seguono, anzi
spiano, ora per ora, la vita dell’ignaro (ormai non più) sig. Burbank…
Riferimenti Filosofici: Questo film offre molti spunti di riflessione filosofica, possiamo partire
dal concetto concepito dal filosofo e giurista Jeremy Bentham, del Panopticon: un carcere ideale
progettato affinché un solo guardiano possa controllare tutti i carcerati, in qualsiasi momento, senza
che gli stessi sappiano quando. Possiamo dunque considerare l’enorme set televisivo come un Panopticon, attraverso il quale il regista può controllare in qualsiasi momento, per mezzo di
telecamere e monitor, gli individui al suo interno.
Una situazione analoga la si può ritrovare nel romanzo “1984” di George Orwell nel quale si narra
di un’ipotetica società futura, dove la vita della popolazione viene controllata minuto per minuto,
attraverso telecamere situate addirittura negli alloggi di ogni individuo, in maniera tale che questa
venga indirizzata nella direzione che più conviene al tiranno, il “grande fratello”, tutto questo
nell’illusione di avere una vita perfetta. E, come a Truman veniva impedito di fuggire alimentando la
sua paura per il mare, così al protagonista di “1984” viene impedito di vivere le sue emozioni,
controllandolo attraverso la sua più profonda paura.
Un altro punto di riflessione che questo film genera è l’impatto che la televisione ha sulla società
moderna. Schopenhauer, che a sua volta riprende un’idea già espressa da Giordano Bruno, diceva in
una analisi sulla potenza delle immagini: “Come guida delle proprie aspirazioni non si dovrebbero
prendere immagini di fantasia, ma concetti. Per lo più accade il contrario.”. Infatti la televisione
moderna ci propina immagini, senza un fondamento reale, che ci portano a desiderare un modello di
vita ideale che in realtà non esiste. Quindi ne consegue che la vita deve essere fondata sui concetti,
che a loro volta possono essere meglio espressi attraverso delle immagini, e non viceversa.
Tutti questi riferimenti sono riconducibili al Mito della Caverna che riassume in sostanza la
filosofia di Platone, dove si immagina una situazione nella quale degli uomini sono prigionieri, fin
dall’infanzia, in una caverna, costretti, perché immobilizzati fin al capo, a guardare una parete nella
quale vengono proiettate delle ombre che riproducono persone, oggetti e animali, per mezzo di un
fuoco posto alle loro spalle. Questa situazione li porta a credere che quelle ombre rappresentino la
realtà, e solo quando un prigioniero liberatosi dalle catene, e uscito dalla caverna, dopo diverse
difficoltà e sofferenze, in particolare a causa della luce, scopre la verità.
Le analogie con il film sono evidenti:
L’ambiente del quale Truman vive, è analogo alla caverna del mito, dove ogni aspetto del mondo
che ci circonda è già stato definito, secondo uno schema, a nostra insaputa;
In entrambi i casi la situazione porta a pensare che la finzione creata sia realtà, in quanto
l’impossibilità di prendere decisioni autonome costringe i soggetti a seguire una determinata strada;
Come il prigioniero della caverna che, liberatosi dalle catene, prende coscienza della realtà e esce
dalla caverna, così Truman comprendendo la falsità dell’ambiente in cui vive, decide di superare le
sue paure, e uscire dalla gabbia dorata in cui viveva. Difatti inseguito all’ inadeguatezza che Truman
avverte nella continua ripetitività della sua vita, arriva a nutrire il desiderio di una realtà diversa, e
dunque, superando le sue fobie, mette addirittura a rischio la sua stessa vita pur di scoprire la verità.
In fine un ultimo spunto di riflessione porta ad un concetto di estrema attualità, ovvero a come i
programmi televisivi, e i reality show, condizionino spesso la vita della gente, portandola ad una sorta
di voyeurismo dove si prova grande soddisfazione nello spiare la vita altrui.
Inoltre questi programmi, come lo show di cui fa parte Truman, sono intrisi di messaggi
pubblicitari anche occulti che portano all’esaltazione di uno stile di vita consumistico e superficiale.

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