Vangelo degli Egiziani

VANGELO DEGLI EGIZIANI

a cura di Luigi Moraldi

È un classico testo gnostico sethiano, pieno di mitologia, davanti al quale viene fatto di domandarsi se questo gnosticismo non sia una degenerazione del pensiero filosofico in mitologia e magia.

Ma come si è  visto  nella  Introduzione  generale,  un  giudizio  del  genere  è totalmente errato:

si tratta, infatti, di un metodo di espressione che ha una sua logica, una sua struttura, una sua dottrina;

ha il suo ambiente intellettuale,  che  a  noi  abituati  al  così  detto  periodo  classico  della filosofia greca può certo apparire stravagante;

e tuttavia ebbe il suo ambiente vitale;

se a ragionamenti e sillogismi preferisce l’espressione con miti, non per questo  è  inferiore al metodo  che  correntemente giudichiamo  «logico», «razionale».

Pur  nell’ambito di  uno  sfondo comune  al  gnosticismo,  ogni  testo  ha  una  sua  logica  interna che costringe alla ricerca;

e ogni sforzo in questo campo è ricompensato da risultati proporzionati, mai deludenti.
Il titolo, attribuitogli dal Doresse, nella prima notizia che ne diede, è piuttosto deviante;

sarebbe stato assai meglio prendere il titolo dal colofon, cioè:

Il sacro libro del grande invisibile spirito.
Così com’è, non è il caso di cambiarlo, sia perché ormai accolto da tutti sia perché ha anche una sua giustificazione.

 

Sarebbe filologicamente  più corretto «Vangelo egiziano» piuttosto che  «degli  Egiziani»  ;

ci  si  trova  subito  in  una ambiguità  – qui probabilmente non voluta   dall’autore – tipicamente   gnostica:

appartenente agli Egiziani o riguardante gli Egiziani?

 

Anzitutto lo scritto non ha nulla a che fare con il «Vangelo degli Egiziani» del quale parlano  alcuni antichi scrittori  cristiani;

ci  si domanda perché è detto egiziano o degli Egiziani.

Le probabilità per spiegare  tale  denominazione  non  sono  molte:

o  perché  è  sorto  in Egitto, oppure  perché  l’autore  vide  in esso  un qualche  riferimento all’Egitto, cioè nel dio Seth dell’antico Egitto identificato con il Seth biblico degli gnostici sethiani.

 

È vero che il dio Seth dell’antico Egitto era un dio cattivo, terribile, e incarnazione del faraone lottatore vittorioso;

e a suo modo era buono per i suoi fedeli;

inoltre, nel periodo che ci interessa, e anche prima, in particolare nelle correnti gnostiche, si era affermata la tendenza che rivalutava quanto precedentemente  era stato considerato cattivo (si veda ad es.nel nostro scritto la rivalutazione di Sodoma e Gomorra:

sarebbe consono a questa linea di pensiero la identificazione del dio Seth con il biblico Seth figlio di Adamo, sul quale appunto verte il presente scritto.

Ma su questa identificazione non si può comunque insistere, i dati in suo favore essendo esigui o nulli.

 

Secondo  una  tradizione recepita anche da testi gnostici Seth fu il terzo figlio di Adamo;

ma secondo un’altra, Seth è il primo figlio di Adamo:

e il presente scritto si ispira a questa traduzione dalla quale dipende anche nel passo ove parla dei 130 anni;

dice il testo biblico:

«Nel giorno in cui Dio creò Adamo, lo fece a somiglianza di Dio…

Adamo visse 140 anni e poi generò a sua somiglianza un figlio che era come la sua immagine e lo chiamò Seth…

Seth visse 105 anni, quindi generò Enosh…»

In questo contesto non si può dimenticare l’interessante testo ebraico, di epoca ellenistica:

«Sem e Seth sono onorati dagli uomini (έν άνθρώποις έδοξάσθησαν)  ma al di sopra di ogni vivente c’è la gloria di Adamo»

E per la tradizione ebraica e ebreo-cristiana di poco posteriore si può vedere gli apocrifi Vita  di  Adamo ed Eva, l’ Apocalisse  di Mosè, il Vangelo di Nicodemo, ecc.

L’espressione «Libro sacro…» non è diventata «Vangelo…», bensì «Vangelo» fu congiunto con «Egiziani», e «Libro sacro» con lo ( spirito invisibile».

La figura centrale dello scritto è Seth, figlio di Adamo, apportatore della salvezza, come apportatore di salvezza è Gesù;

e come gli scritti che  narrano  la  storia  di  Gesù  sono  detti  «Vangeli»,  così  l’autore credette opportuno intitolare «Vangelo» il suo scritto, tanto più che mentre  (nel  nostro  scritto)  il Cristo  è  una  figura  celeste,  Gesù  è l’incarnazione di Seth sulla terra.

Anche gli altri «Vangeli» (di Tomaso, di Filippo, della Verità)  di Nag Hammadi possono  essere  compresi soltanto  nella  prospettiva  della  visione  cosmica  gnostica;

è  inoltre verosimile   che   «Vangelo»   faccia parte della   «cristianizzazione» dell’opera.

Vangelo degli Egiziani ha, dunque, valide motivazioni, e tuttavia non sminuisce la probabilità in favore del titolo primitivo Ilsaero libro del grande invisibile spirito.

Il primo studioso che notificò la scoperta di questo scritto, J. Doresse (nel 1948), fu anche il primo che presentò il testo copto del NHC III (nel 1966) e lo fece seguire dal commento (nel 1968);

la traduzione di H.-M. Schenke fu fatta (1969-70) appunto su questa prima edizione del testo copto del cod. III.

Ma già dal 1963 A. Bòhlig e P. Labib lavoravano sul testo del cod. IlI, e passarono poi alla trascrizione di un altro testo contenuto in NHC IV;

al Bòhlig si aggiunse poi (dal 1968) anche F. Wisse specie per il cod. IV.

Finalmente nel 1975 a cura di A. Bòhlig, F. Wisse e la cooperazione di  P.  Labib  uscì  Yeditio  princeps dei  due testi disposti in pagine parallele con annotazioni critiche e commento.

Il testo del presente scritto ci è dunque giunto in due versioni copte da due codici diversi.

Nel 1975 apparve la Facsimile Edition del NHC IV, e nel 1976 la Facsimile Edition del NHC III.

In ambedue i codici il Vangelo degli Egiziani occupa il secondo posto:

nel cod.  III è preceduto dall’ “ApGv, e così nel cod. IV:

e con YApGv  il presente scritto ha analogie come si vedrà.

Il testo del cod. Ili ci è giunto in uno stato molto buono, in una scrittura bella e nitida, ma non è completo per l’assenza di complessive quattro pagine ;

mentre del testo del cod. IV, data la deplorevole condizione di tutto il codice ci sono giunti soltanto frammenti più o meno estesi.

Si tratta di due versioni indipendenti da due diversi originali greci;

ambedue, a loro volta, sono copie di più antiche versioni copte.

La versione del cod. III è più libera e si dimostra molto più generosa nel mantenere  la  terminologia  greca,  mentre  quella  del  cod.  IV è  più attenta  alla  fedeltà  verso  l’originale,  a  rendere  con termini  coptila terminologia greca, fu fatta su di un testo greco migliore di quello del cod. IlI, e contiene meno errori e incomprensioni.

Per questi motivi la versione qui data segue – sempre che è possibile –  il  cod.   IV;

la   grande   solerzia   del   Böhlig   e   del   Wisse nell’identificazione dei  frammenti  del  cod.  IV ha  portato  alla constatazione che il codice conteneva tutto il testo del cod. IlI (ognuno, naturalmente, con le sue  particolarità),  perciò  ne  hanno  dato  una prudente ricostruzione ovunque fu possibile;

ma la corrispondenza dei due  testi non è  letterale:

come  si disse, ognuno  ha nettamente  dei caratteri propri.

Perciò ho seguito il cod IV soltanto nei tratti ove il suo testo è leggibile o  ricostruibile con ragionevole  certezza,  in  caso contrario ho seguito il cod. III.

La  presente  versione  non  dà  quindi  un  «terzo»  testo,  cioè  una confusione dei due codici, ma quello che scrupolosamente indico nel margine;

nelle note ho posto le varianti dell’altro codice giudicate di qualche importanza.

La parentela tra il VangEg  e ApGv è limitata alla prima parte, e non  consta  soltanto   di  parallelismi, ma anche  di  significative divergenze;

si trae comunque l’impressione che ambedue gli scritti partano   da   un  complesso   comune   sviluppato   poi  in  maniera indipendente, e si esclude che l’uno (cioè il VangEg) dipenda dall’altro.

Nonostante l’impressione che può generare a una prima lettura, lo scritto non è certamente un agglomerato di strane mitologie, bensì ha una sua linea sufficientemente chiara e unitaria.

Ciò non significa che l’autore l’abbia composto di getto, senza l’ausilio di fonti e tradizioni diverse accentrate su di un solo tema.

Ogni esame di questo genere comporta sempre elementi soggettivi;

soprattutto trattandosi di opere gnostiche, resta quindi un margine di probabilità contraria.

I tratti che, almeno  in apparenza, inducono  a pensare a fonti diverse sono i seguenti:

 

1.

Alla discendenza di Seth sono assegnate tre origini mitologiche diverse:

la prima la collega a Plesithea nel regno della luce

la seconda, all’origine della discendenza di Seth addita Hormos   nel  corruttibile  mondo  inferiore:

ambedue queste origini sono poste in relazione a Sodoma e Gomorra, ma  l’autore confessa  qui  espressamente di conoscere due  diverse tradizioni

la terza origine assegnata alla discendenza di Seth è Edolla

Ma è ugualmente verosimile   che l’autore intenda   sottolineare   l’universalità   della discendenza di Seth.

 

2.

Più oggettiva appare, invece, la distinzione di fonti dal punto di vista del contenuto cristiano del testo.

La figura di Seth è dominante rispetto a quella di Gesù, che appare secondaria;

e tuttavia è molto significativa la  manifestazione  di  Seth  nelle  sembianze  di  Gesù:

«generato dalla viva parola e indossato dal grande Seth», «il quale venne  e  crocifisse  ciò che  è  sotto la legge», «inchiodò le  forze  dei tredici eòni», il battesimo, la riconciliazione, «Giacomo il grande», ecc.

sono indici sicuri di una buona conoscenza della dottrina cristiana e in particolare di scritti paolini

Alla  stessa conclusione  portano tali testi nei quali è  menzionato Gesù:

«Gesù, generato dalla viva parola»

«Gesù il vivente»

«Il Gesù della vita»

«Gesù, colui che possiede la vita»

«…poiché ho compreso te, Gesù, che…»

«…poiché ho compreso te» segue un sintagma con IHC «Gesù»

Lungo il testo si legge sei volte  «il grande Cristo»;

e soltanto nel colofon «Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore» e il sintagma sintagma

Tutti questi dati chiaramente  cristiani,  in  un  testo  che  non è organizzato secondo uno schema cristiano, porta a credere che l’autore gnostico  abbia  elaborato  in  senso  cristiano  un preesistente  testo gnostico sethiano, giudicandolo un ottimo compimento del primo.

In merito a questa elaborazione si può leggere la sottile  preparazione della venuta di Gesù e ricordare che il Vangelo di Luca fa risalire la genealogia di Gesù a Adamo, padre di Seth

Se la composizione del nostro trattato si può datare nel II-III secolo, il trattato preesistente è evidentemente più antico.

Anche qui, come in altri   testi   di   Nag   Hammadi,   avremmo   così   un   esempio   di «cristianizzazione» di un testo gnostico più antico.

Avendo come tema fondamentale la salvezza, lo scritto inizia con la presentazione  dell’Essere  supremo  dalla cui evoluzione  scaturiscono tutti gli esseri primordiali;

e – come in tutte le presentazioni del genere – gli attributi negativi sono i più adatti per queste presentazioni

 

Prima  parte:

«Dal vivo silenzio  del  Padre, scaturiscono anzitutto tre forze:

il Padre, la Madre, il Figlio;

e, allo stesso tempo, Domedon Doxomedon («signore della casa», «signore della gloria») che è come il massimo eòne che avvolge tutto l’universo della luce.

Dopo la triade primordiale, si costituisce una corrispondente triade di ogdoadi:

l’ogdoade del Padre – la prima – è costituita dal «pensiero» (έννοια), dalla «parola» (λόγος), dall’«incorruzione» (αφθαρσία), dalla «vita  eterna»,  «(θέλημα)   dalla volontà»(νοΰς),, dalla   «mente», (πρόγνοσις), dalla «prescienza» (πρόγνοσις), e dal Padre;

la seconda ogdoade, della Madre – detta pure «vergine maschio Bar-belo» – è costituita  da altre entità mitologiche  difficilmente identificabili a motivo del testo lacunoso;

l’ogdoade del Figlio è la terza, costituita da lui e dalle «sette forze della grande luce delle sette voci»

Dopo l’evoluzione della triade, è ripresentato – ma questa volta in maniera dettagliata – Domedon Doxomedon per la descrizione  del quale, l’autore si è, probabilmente, ispirato alla Merkabah (o «carro divino») della tradizione mistica giudaica:

trono, sala del trono, luogo della manifestazione della divinità;

trono sul quale è scritto il nome esoterico con lettere  dell’alfabeto greco  (ognuna  ripetuta   22  volte secondo il numero delle consonanti dell’alfabeto ebraico):

I.

H.

O.

Y.

E.

 

A.

ω.

che forse potrebbe essere interpretato «Gesù è l’alfa e l’omega», ma potrebbe essere benissimo «Jeou («= Jahweh) è l’alfa e l’omega»

Dopo la presentazione del «grande invisibile spirito» nella triplice ogdoade, cioè nella sua suprema perfezione, il nostro trattato esoterico prosegue – nel suo linguaggio mitologico – descrivendo l’avvento di altre entità mitologiche con lo scenario di una maestosa e universale liturgia celeste:

lode, domanda, apparizione;

e le entità si susseguono fino all’avvento del «grande Seth» e l’assegnazione a lui della salvezza.

Il primo ad apparire, secondo questa precisa sequenza liturgica, è il «fanciullo tre volte maschio» (cioè assolutamente perfetto);

seguono il «grande Cristo», Jouel, Esefech (i testi dei due codici sono corrotti, e risulta difficile stabilire la sequenza), il «grande logos» (o «la divina parola»),  per  sua  intercessione  presso  il  «grande  invisibile  spirito», appare una nube luminosa, Mirothea, che genera Adamo-luce;

l’Essere supremo  si  manifesta  in  Adamo  per  eliminare  la  sua  deficienza;

Adamo – luce chiede un figlio «il quale diventasse padre della stirpe che  non vacilla» ;

appaiono  così le  quattro  luci Harmozel, Oroiael, Daueithe,  Eleleth,  «e  il  grande incorruttibile Seth» ;

prima  di proseguire  il discorso  su Seth, l’autore – con la  consueta  solennità liturgica e avendo presente la designazione di Seth salvatore e «padre» – introduce l’apparizione delle «compagne» delle quattro luci, cioè la grazia (χάρις), la percezione (αί’σθησις), la comprensione (σύνεσις), la  prudenza  (φρόνησις), e  ancora  «i  misteri»  delle  luci:

Gamaliel, Gabriel, Sambio, Abrasax, e  le  loro  «compagne», cioè:

la memoria (μνήμη), I’amore (αγάπη), la pace (ειρήνη), la vita eterna;

finalmente, per intercessione della parola (del logos) e delle quattro luci, il Padre accondiscende a che la sua discendenza sia considerata discendenza del grande Seth;

il fanciullo tre volte maschio e il Cristo creano una chiesa spirituale (πνευματική εκκλησία) il cui scopo è portare la rivelazione a coloro che ne sono degni

Questa chiesa spirituale, creata  dal  fanciullo  tre  volte  maschio  e  dal Cristo rappresenta il prototipo della stirpe di Seth.

Si può ancora notare che tutta questa catena  di  entità  mitologiche dipende sempre dal  grande  invisibile spirito, e che nell’ordine degli esseri primordiali, celesti, l’ultima entità mitologica, cioè Seth, sarà l’elemento di unione tra il mondo celeste e quello terreno.

 

Seconda parte:

La figura centrale è il grande e celeste Seth figlio di Adamo-luce,  la  sua  discendenza  e  la  sua  opera  di  salvezza  per l’umanità;

in larga misura anche qui troviamo lo stile di una liturgia imbastito su domanda, risposta, lode;

colui che si rivolge all’invisibile spirito è sempre Seth che perora la causa della sua discendenza.

Nella prima domanda Seth chiede di avere la sua discendenza;

e questa gli è data dalla grande e gloriosa vergine e madre Plesithea che produce la discendenza di Seth da Sodoma e Gomorra, e Seth la pone nel quarto eòne, nel terzo luminare

Dopo questa prima mitologica  presentazione  della  discendenza, l’autore – che finora non ha ancora parlato di questo mondo nel quale si  svolgerà  l’attività  salvifica  di  Seth  – inserisce  un  lungo  tratto sull’origine del mondo.

Dopo  5.000 anni,  la  luce  Eleleth,  che  è  la  più  vicina  al  caos  e all’Amen te, giudica opportuno che sorga uno a dominare sul caos e sull’Amen  te;

su  di  una  nube  appare  la  Sofia  ilica  ( =  materiale);

Gamaliel, ministro di Harmozel, comunica l’ordine a Gabriel, ministro di Oroiael, ed appare la nube ( = Sofia) divisa in due monadi;

al grande angelo Sakla e al suo demone Nebruel risale l’origine della terra, dei dodici eòni e dei dodici angeli;

i nomi dei dodici angeli che presiedono sul caos e sull’Amente;

sono:

Athoth, Harmas, Galila, Jobel, Adonaios, Caino,  Abel,  Akiressina, Jubel, Harmoupiael,  Archir-Adonin,  Belias

e  Sakla  manifesta  la  propria  arroganza proclamandosi, dio;

fa seguito il tradizionale rimprovero, l’apparizione di un’immagine dall’alto e la formazione della prima creatura (cioè del primo uomo quaggiù).

L’autore non dimostra molto interesse nella storia primitiva;

il mito di Sofia è appena accennato;

il mondo ebbe origine per espresso volere dei  celesti  (ma  non  da  essi);

e  la  creazione dell’uomo, come l’apparizione dell’immagine   dall’alto   non   sono   integrate   nella narrazione.

Un’importanza notevole è data alla metanoia, la penitenza:

dopo l’arroganza blasfema di Saklà, per volere del Padre appare la metà- noia per eliminare l’inefficienza entrata nel mondo divenuto «simile alla notte» ;

la metànoia è ormai necessaria per il ritorno nel mondo della luce:

Il testo riprende l’origine della discendenza di Seth:

mentre Plesithea origina la discendenza  nel mondo  celeste  (che  è  sempre  il primo), Hormos l’origina «per mezzo di vergini dal seme corrotto di questo eòne, in un “corpo” (vaso) generato dal Logos per opera dello spirito santo» ;

così la stirpe di Seth è in questo mondo e in stretta relazione a esso.

Un terzo essere mitologico è ancora all’origine della discendenza di Seth:

Edokla, che con la sua parola genera la verità e la giustizia, inizi  della discendenza  della  vita  eterna  e  di  coloro  che  hanno  la conoscenza della propria origine.

Ma i problemi si manifestano proprio ora, problemi che spiegano e illustrano  le  precedenti  sezioni  – anche  quelle  sommarie  -:

la discendenza eletta di Seth si trova in mezzo a tanti pericoli (diluvio, fuoco, pestilenze, conflagrazioni, ecc.

suscitati dai tortuosi artifici del diavolo, pericoli e  lotte  che  seguiteranno  fino  al termine  delPeòne presente e la condanna dei suoi arconti.

Perciò il grande Seth innalza la preghiera al grande spirito:

Seth è mandato in terra a compiere l’opera di salvezza della sua discendenza;

per questa missione terrestre egli indossa, come un abito, il Gesù vivente;

e in testi di estremo interesse è presentata l’attività e la discesa di Seth-Gesù, onde è stabilito signore di  tutte  le  forze  cosmiche;

la  sezione  termina  con  l’elenco  degli assistenti e depositari della salvezza:

«da ora in poi quelli che sono degni dell’invocazione e delle rinuncie dei cinque sigilli nella fonte battesimale, conosceranno… saranno conosciuti… per nessun motivo gusteranno la morte»;

 

Terza parte:

È la parte innica, ma la sua divisione (in due inni) è quanto mai incerta a motivo della condizione in cui ci è pervenuto il testo.

Il primo inno è probabilmente rivolto a Gesù (Seth) ed è  contrassegnato da sintagmi e  glossolalie, manifestanti la gioia degli  eletti

Il secondo  è  l’attestazione  della salvezza, la manifestazione della  coscienza  che  il dio  lontano  non  è  più  tale, l’esperienza  personale  del  dio  vicino  e  conosciuto.

«Ora  che  ti conosco… sono diventato luce… Sono stato formato nel cielo dei ricchi, in quella luce che è nel mio petto… È perciò in me l’incenso della vita…»

 

Conclusioni.

La  prima  conclusione  intende  spiegare  il carattere esoterico dello scritto e dargli un autore.

Fu scritto dallo stesso Seth, il quale lo pose in montagne ove non sorge il sole, e per questo restò per così lungo tempo ignoto anche agli apostoli e ai profeti.

 

La seconda conclusione ripete l’autenticità della scrittura da parte di Seth,  il quale  scrisse  il «libro» in  cento  trenta  anni  (secondo  una tradizione ebraica, Adamo generò Seth dopo 130 anni), e lo pose sulla montagna  Charaxio  affinché  fosse  poi  manifestato  all’incorrutibile stirpe del salvatore, cioè alla fine dei tempi.

 

Il colofon rappresenta il saluto e l’augurio dell’amanuense:

il libro fu scritto da Dio (ripetuto due volte), fu copiato dall’amabile Eugnostos, nel  mondo  Gonghessos,  il quale  – da  perfetto gnostico cristiano – confessa di avere come sue compagne le luci:

«Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore, IX0YC»

 

Nonostante le non integrità dei due testi, l’incertezza di varie letture e l’oscurità di alcuni passi, questo VangEg si dimostra sufficientemente unitario, caratteristico nella sua dottrina sethiana e molto importante per quel processo di «cristianizzazione» ormai palese  anche  in altri scritti gnostici.

I temi che ha in comune con altri sono qui presentati o elaborati in maniera propria.

È  lungi  dall’essere  un  amalgama  di  testi  disarticolati;

la  sua mitologia  ha  molti  elementi  esclusivi,  ma  il suo  procedimento tripartito (il mondo celeste, origine e salvezza della stirpe di Seth quasi in contrapposizione alla stirpe di Abramo!

le due sezioni inniche) sul quale   sovrasta  incessantemente   il   «santo   invisibile   spirito»   e l’atmosfera di una liturgia cosmica, fanno di questo scritto un testo prezioso, sebbene alcuni tratti siano particolarmente diffìcili.

 

Introduzione

Il libro sacro degli Egiziani sul grande Spirito invisibile, sul Padre il cui nome è ineffabile, su colui che venne dalle altezze, luce della perfezione, luce eterna delle eternità, luce in silenzio, nella prescienza e nel silenzio del Padre, luce in parola e in verità, luce incorruttibile, luce inaccessibile, luce scaturita nell’eternità delle eternità, sul Padre ineffabile, senza segno, non annunziabile, sull’eòne degli eòni, colui che generò se stesso, colui che emanò da se stesso, straniero;

sulla forza non interpretabile del Padre ineffabile.

 

IL MONDO CELESTE

Da  lui  provennero   tre  forze:

il Padre,  la  Madre,  il  Figlio.

Provennero da se stesse, dal vivo silenzio del Padre immutabile.

Questi provennero dal silenzio del Padre ineffabile.

E da quel luogo provenne Domedon Doxomedon, l’eòne degli eòni e la luce di ognuna delle loro forze.

E così quarto provenne il Figlio, quinta la Madre, sesto il Padre.

Egli è senza precursore, senza segno tra tutte le forze e le glorie incorruttibili.

 

Le tre ogdoadi

Da quel luogo provennero le tre forze, le tre ogdoadi che il Padre produsse, in silenzio, con la sua prescienza  dal suo seno, cioè:

il Padre, la Madre, il Figlio.

La  prima  ogdoade  dalla  quale  provenne  il fanciullo  tre  volte maschio,  è:

il  pensiero, la parola,  l’incorruzione,  la  vita  eterna,  la volontà, la mente, la prima conoscenza, il Padre bisessuato.

La seconda ogdoade forza, è la madre, il vergine maschio Barbelo che presiede sul cielo la forza non interpretabile, la Madre ineffabile:

essa ebbe  origine   e  provenne da se  stessa;

essa concordava col Padre del silenzio vivo.

La terza ogdoade forza, è il Figlio del silenzio silenzioso, la corona del silenzio silenzioso, la conoscenza del Padre, la virtù della Madre;

dal seno egli produce le sette forze della grande luce delle sette voci:

la loro pienezza è la parola.

Queste sono le tre forze, le tre ogdoadi che il Padre promanò dal suo seno, col silenzio e con la sua prescienza, in quel luogo.

 

Doxomedon

Nel luogo apparve Domedon Doxomedon1 l’eòne degli eòni, i troni che sono in lui, la gloria e l’incorruzione.

Il Padre della grande luce che promanò dal silenzio, è il grande Doxomedon nel quale riposa il fanciullo tre volte maschio.

In esso era posto il trono della sua gloria sul quale era scritto, su legno di bosso, il suo nome non manifestabile, l’eòne che è la parola del Padre e la luce di ogni cosa, colui che venne dal silenzio, che pro, mano dal silenzio, che riposa nel silenzio, il cui nome è in un simbolo invisibile.

 

Venne un mistero nascosto invisibile:

ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι ι

η η η η η η η η η η η η η η η η η η ο ο ο ο ο ο ο ο ο ο ο ο ο ο ο ο ο

ο ο υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ υ ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε ε

ε |  α α α α α α α α α α α α α α α α α α α ω ω ω ω ω ω ω ω ω ω ω ω ω

ω ω ω

 

Lode e domanda

In tal modo le tre forze lodarono il grande invisibile incorruttibile innominabile  virgineo  spirito  del  Padre,  e  il maschio  vergine  Barbelo.

Essi chiesero una forza.

Venne, in una forza, il vivo silenzio silenzioso;

queste sono le glorie e incorruzioni, l’eòne che… degli eòni, colui che  sovrasta le  miriadi dei misteri, i tre  maschi, le  tre discendenze, i maschi e le discendenze maschili, le glorie del Padre, le glorie del grande Cristo, e la discendenza maschile, le discendenze che riempirono il grande eòne Doxomedon con le forze di una parola della pienezza della luce.

Allora il fanciullo  tre  volte  maschio  del grande  Cristo, unto dal grande invisibile Spirito, la cui forza era detta Ainon, lodò il grande invisibile Spirito e il vergine maschio Jòel, e il silenzio del silenzioso silenzio,  la  grandezza… ineffabile…  ineffabile… che non ha corrispondente, che non si può interpretare, il primo che  promanò, colui  che  non  è  possibile   annunziare…   che  è  meraviglioso… ineffabile… colui che ha tutte le grandezze della grandezza del silenzio silenzioso di quel luogo.

Il fanciullo tre volte maschio innalzò una lode e chiese una forza dal grande invisibile Spirito verginale.

In quel luogo apparve poi… che… che vede le glorie… tesori in un misteri invisibili… del silenzio che è il vergine maschio Jouel.

Poi apparve Esefech, il fanciullo del fanciullo.

E così furono completi, cioè il Padre, la Madre, il Figlio, i cinque sigilli, la forza invitta che è il grande Cristo di tutti gli incorruttibili.

… santo … la fine, l’incorruttibile… e… essi sono forze e glorie e incorruzioni… promanati… [mancano cinque righe].

Questi innalzò lodi al non rivelabile mistero nascosto… [mancano sei righe] … e gli eòni…  i troni  …  e  ognuno…  circondato  da  miriadi  di  forze senza numero, glorie e incorruzioni… ed essi… del Padre e della Madre e del Figlio e tutta la pienezza di cui parlai prima, e i cinque sigilli e il mistero  dei  misteri.

Apparvero… [mancano  quattro  righe]  …  che presiedono su… e gli eòni… [mancano otto righe].

Allora, dal silenzio, apparve  la prescienza, il silenzio  vivo  dello Spirito, la parola del Padre, e una luce.

Essa … i cinque sigilli promananti  dal  seno  del  Padre,  essa  attraversò tutti  gli eòni  che menzionai prima, essa stabilì troni di gloria e miriadi di angeli senza numero, che li circondano, forze e glorie incorruttibili, che cantano, glorificano e lodano tutte all’unisono con una voce incessante … il Padre, la Madre, e il Figlio e tutte le pienezze delle quali parlai prima:

è il grande Cristo (proveniente) dal silenzio, l’incorruttibile fanciullo Telmael  Telma-chael  Eli  Eli  Machar  Machar  Seth,  la  forza  che realmente e veramente vive, e il vergine maschio che è con lui, Jouel, ed Esefech, lo splendente, fanciullo del fanciullo, e corona della sua gloria… dei cinque sigilli, la pienezza di cui parlai prima.

Di là promanò la grande vivente parola generata da se stessa, il dio vero, la natura non generata, colui del quale pronuncerò il nome, dicendo:

… aia… thaothosth…  il quale  è  il figlio del grande  Cristo, figlio dell’ineffabile  silenzio   promanato  dal  grande invisibile e incorruttibile Spirito.

Apparve il figlio del silenzio, e il silenzio… [mancano tre righe.] e i tesori della sua gloria.

Poi apparve nel rivelato…e stabilì i quattro eòni:

li stabilì con una parola.

Innalzò lodi al grande  invisibile  virgineo  Spirito,  al silenzio  del Padre  nel silenzio del vivo silenzioso silenzio, al luogo ove  l’uomo riposa… [mancano due righe].

 

L’Adamo celeste e il logos

Poi   da quel luogo apparve la grande nube luminosa, cioè la forza viva, la Madre dei santi incorruttibili, delle grandi forze…;

essa generò colui del quale pronuncio il nome, dicendo:

tu sei uno tu sei uno… ea ea ea.

Costui, infatti, è Adamas, la luce irradiante dalla luce, l’occhio della luce.

Egli è il primo uomo:

tutte le cose sono per lui, tutte le cose sono  sue,  senza  di  lui  non  c’è  nulla;

è  il Padre  che  venne  giù,  è l’inaccessibile,  l’inconoscibile:

egli discese  dall’alto per annullare l’inefficienza.

Allora  il grande  generato  da  sé,  la  divina  parola,    e  l’uomo incorruttibile Adamas, si amalgamarono.

Per mezzo di una parola ebbe origine l’uomo.

Egli lodò il grande invisibile incomprensibile virgineo Spirito, e il vergine maschio Barbelo, e il fanciullo tre volte maschio, e il vergine maschio Jouel, il fanciullo Esefech, lo splendente, il fanciullo del fanciullo, la corona della sua gloria, il grande eòne Doxomedon e i troni  che  sono  in  lui  e  le  forze  che  lo circondano,  le  glorie  e le incorruzioni,  e  l’intera  loro  pienezza,  menzionata  prima,  e  la  terra eterea  ricevitrice  di Dio, dove  ricevono  l’immagine gli uomini santi,  quelli  della  luce  del  Padre  del  silenzio,  la  viva  sorgente  del silenzio, il Padre e l’intera loro pienezza, sopra menzionata.

Il grande generato da sé, il Logos divino, e l’uomo incorruttibile Adamas, innalzarono  una  lode  e  chiesero  una  forza  e  una  energia eterna e incorruzione per il generato da sé, a pienezza dei quattro eòni, affinché per mezzo di loro apparisse la gloria e la forza dell’invisibile Padre degli uomini santi della grande luce che verrà nel mondo, che è simile alla notte.

Allora l’incorruttibile uomo Adamas chiese che da lui venisse un figlio il quale  diventasse  padre  della  stirpe  che  non  vacilla  e incorruttibile sicché, per mezzo di essa, apparisse il silenzio e la voce e, attraverso  di essa,  l’eòne morto  si  potesse alzare per venire poi distrutto.

E così, dall’alto, la forza promanò la grande forza della grande luce, la manifestazione, la quale generò i quattro grandi luminari:

Harmozel, Oroiael, Daueithe, Eleleth, e  il grande  incorruttibile  Seth, figlio  del grande incorruttibile uomo Adamas.

E così fu completata l’ebdomade perfetta, la quale è in un mistero  di misteri nascosti, riceve la gloria… e diventa undici ogdoadi, per essere completata da quattro ogdoadi.

Il Padre acconsentì, la pienezza dei luminari si unì al suo consenso.

Apparvero le loro compagne per la pienezza  dell’ogdoade del  divino  autogenerato:

la  grazia,  per  il primo  luminare, Harmozel;

la  percezione, per  il secondo  luminare, Oroiael;

la comprensione, per il terzo luminare, Daueithe;

la prudenza, per il quarto luminare, Eleleth.

Questa è la prima ogdoade del divino autogenerato.

Il Padre  occonsentì,  la  pienezza  tutta  dei  luminari  si  unì  al  suo consenso.

Vennero  i ministri:

il primo  è  il grande  Gamaliel, per  il grande luminare Harmozel;

il grande Gabriel, per il secondo grande luminare Oroiael;

il grande Sambio, per il terzo grande luminare Daueithe;

il grande Abrasax, per il quarto grande luminare Eleleth.

Con il beneplacito del Padre, vennero le compagne di costoro:

la memoria,  per  il primo  grande,  Gamaliel;

l’amore, per  il  secondo grande, Gabriel;

la pace, per il terzo grande, Sambio;

la vita eterna, per il quarto grande, Abrasax.

Così furono completate le cinque ogdoadi, un totale di quaranta, quale forza inspiegabile.

 

Domanda del Logos

Allora il grande Logos autogenerato, e l’intera pienezza dei quattro luminari innalzarono un inno al grande, invisibile, incorruttibile, innominabile vergineo Spirito, al vergine maschio, e al grande eòne Doxomedon e ai troni che sono in essi e alle forze che li circondano, alle glorie alle potenze alle forze, al fanciullo tre volte maschio, al vergine  maschio  Jouel, a Esefech, lo  splendente, il fanciullo  del fanciullo, la corona della sua gloria, all’intera pienezza e  a tutte  le glorie   che   si  trovano nelle pienezze   inaccessibili, e  agli eòni innominabili, affinché potessero nominare il Padre (come) quarto con la stirpe non vacillante e incorruttibile del Padre, del grande Seth.

 

Allora tutti furono  scossi e un fremito  colse  gli incorruttibili.

Quando il fanciullo tre volte maschio venne dall’alto in basso tra i non generati, tra gli autogenerati, e tra i generati dove è ciò che è generato, allora  apparve  il grande, colui che  possiede  tutte le  grandezze  del grande Cristo.

Egli stabilì troni gloriosi, miriadi senza numero, nei quattro eòni attorno a essi, miriadi di forze senza numero, glorie e incorruzioni.

Egli venne così.

La Chiesa incorruttibile e  spirituale si moltiplicò nei  quattro luminari del grande e vivente autogenerato la parola viva, il dio di verità, lodando, cantando e glorificando  con una sola voce, con una sola immagine, con una voce che non tace mai, il Padre, la Madre, il Figlio, e l’intera loro pienezza, come dissi sopra.

Ai cinque sigilli che presiedono alle miriadi, a coloro che sovrastano gli eòni, e ai capi che portano la gloria, fu comandato di dare la rivelazione a coloro che ne sono degni.

Amen.

 

Seth, la sua stirpe, il mondo inferiore, la salvezza:

 

Domanda di Seth

Allora il grande Seth, figlio dell’uomo incorruttibile, Ada-mas, lodò il grande  invisibile incorruttibile  innominabile  virgineo  Spirito,  e  il vergine maschio, e il fanciullo tre volte maschio, e il vergine maschio Jouel, ed Esefech, lo splendente, e III, la corona della sua gloria, il fanciullo del fanciullo e il grande eòne Doxomedon, e la pienezza di cui parlai sopra, e presentò domanda per il suo seme.

Allora, da  quel  luogo,  venne  la  grande  forza  della  grande  luce Plesithea,  madre  degli  angeli,  madre  delle  luci,  madre  gloriosa,  la vergine con quattro seni, portando il frutto da Gomorra, che è la fonte, e da Sodoma, frutto della fonte di Gomorra, che è in lei.

Essa venne per opera del grande Seth.

Allora il grande Seth si rallegrò del dono che gli era stato fatto dal fanciullo incorruttibile.

Egli prese il suo seme da colei che ha quattro seni, dalla vergine, e lo pose con lui nel quarto eòne, nel terzo grande luminare Daueithe.

 

Il mondo e i suoi arconti

Dopo cinquemila anni la grande luce Eleleth, disse:

«Uno regni sul caos e sull’Amente!»

E apparve una nube il cui nome è Sofia ilica… Essa guardò sulle parti del caos e la sua faccia assomigliava… nella sua forma… sangue.

E il grande angelo Gamaliel parlò al grande Gabriel, ministro delgrande luminare Oroiael, disse:

«Venga un angelo per regnare sul caos e suirAmente!»

Allora la piacevole nube venne in due monadi ognuna delle quali aveva la luce… il trono che essa aveva posto al di sopra della nube.

Allora il grande angelo Sakla vide il grande demone che è con lui, Nebrouel;

ed essi divennero insieme uno spirito generatore della terra.

Generarono angeli ministranti.

Sakla disse  al grande  demone  Nebrouel:

«Vengano  all’esistenza I dodici eòni in… eòne, mondi…».

Per volere dell’autogenerato, il grande angelo Sakla, disse:

«Ci sarà… del numero di sette…».

E disse ai grandi angeli:

«Andate, e ognuno di voi regni sul suo mondo!»

Ognuno di questi dodici angeli se ne andò.

Il primo angelo è Athoth, quello che le grandi generazioni umane chiamano… Il secondo è Harmas, l’occhio del fuoco.

Il terzo è Galila.

Il quarto è Jobel.

Il quinto è Adonaios, detto Sabaoth.

Il sesto è Caino, che le grandi generazioni umane chiamano il sole.

Il settimo è Abel.

L’ottavo  è  Akiressina.

Il  nono  è  Jubel.

Il decimo  è  Harmoupiael.

L’undicesimo è Archir-Ado-nin.

Il dodicesimo è Belias.

Sono questi che presiedono sull’Amente e sul caos.

Dopo la fondazione del mondo, Sakla disse ai suoi angeli:

«Io, io sono un dio geloso;

al di fuori di me non c’è nulla!» – Tanta era la fiducia nella sua natura.

 

L’uomo e Sofia

Venne allora una voce dall’alto, dicendo:

– Esiste l’uomo e il figlio dell’uomo  !

– A  motivo della discesa  dell’immagine dall’alto, dell’immagine che guardò giù dall’alto ed è simile alla sua voce, la prima  creatura  fu formata  per  mezzo  dello  sguardo  dell’immagine dall’alto.

Per  questo  motivo  apparve  la  metànoia;

ricevette  il  suo compimento e la sua forza per volere del Padre, per il beneplacito da lui  dimostrato  verso la grande incorruttibile  immutabile  stirpe  dei grandi e potenti uomini del grande Seth, affinché questi la potesse seminare negli eòni che erano stati prodotti, di modo che, per mezzo di essa fosse eliminata l’inefficienza.

Essa (la metànoia), dall’alto, venne giù nel mondo che è simile alla notte;

quando venne, pregò per (la penitenza) di ambedue i semi dell’arconte  di  questo  mondo,  per  le  potenze  da  lui  prodotte contaminanti (il seme) del dio generatore di 60 demoni, il quale sarà distrutto, per il seme di Adamo, e per il grande Seth, simile al sole.

 

Il seme di Seth

Allora venne il grande angelo Hormos per preparare il seme del grande Seth – per mezzo delle vergini del seme corrotto di questo eòne -, in un vaso sacro generato dal Logos per opera dello Spirito santo.

Allora venne  il grande  Seth e  portò  il suo  seme, il quale  fu seminato  negli  eòni  che   erano  stati  prodotti:

il  loro  numero corrisponde alla cifra di Sodoma.

Alcuni dicono che Sodoma è il luogo del pascolo  del grande  Seth, cioè  Gomorra;

ma altri dicono  che  il grande Seth prese da Gomorra la sua pianta e la piantò nel secondo luogo, al quale diede il nome Sodoma.

Questa  è  la  stirpe  proveniente  da  Edokla:

questa, infatti, per mezzo della parola, generò la verità e la giustizia, l’inizio del seme della  vita  eterna  che  è  con  quanti  persevereranno  a  motivo  della conoscenza della loro emanazione.

Questa  è  la  grande  stirpe  incorruttibile  venuta  al  mondo  attraverso tre mondi.

 

Il male e l’intercessione di Seth

II diluvio  verrà  come  tipo  della  consumazione  dell’eòne.

Sarà mandato nel mondo a causa di questa stirpe.

Verrà sulla terra una conflagrazione;

ma dai profeti e dai custodi della vita della stirpe sarà fatta grazia a coloro che  appartengono alla stirpe.

A motivo  di questa stirpe avranno luogo tentazioni e illusioni di falsi profeti.

Allora il grande Seth vide l’attività del diavolo, i suoi tortuosi artifici e le trame che egli addurrà sulla stirpe incorruttibile e stabile, (vide) le persecuzioni contro le sue forze e contro i suoi angeli, e l’errore che compirà contro se stesso.

Allora  il grande  Seth  innalzò un  inno  al  grande  incorruttibile invisibile  innominabile  vergineo  Spirito  del  Padre,  al  vergine maschio Barbelo, al fanciullo tre volte maschio Telmael Telmael Heli Heli Machar Machar Seth, la forza che realmente veramente vive, al vergine maschio Jouel, a Esefech, lo splendente, alla corona della sua gloria, al grande eòne Doxomedon, ai troni che sono in lui, ai grandi che li circondano, alle glorie, alle incorruzioni, e all’intera pienezza di cui ho parlato prima.

Egli chiese custodi per il suo seme.

Allora   dai   grandi  eòni   vennero   quattrocento   angeli   eterei accompagnati  dal  grande  Aerosiel  e  dal  grande  Selmechel  per custodire  la  stirpe grande  e  incorruttibile,  il suo  frutto,  e  i grandi uomini del grande Seth, dal tempo e dal momento della verità e della  giustizia, fino  alla  consumazione  dell’eòne e  dei suoi arconti, quelli che i grandi giudici hanno condannato a morte.

Allor fu mandato il grande Seth, dai quattro grandi luminari, per volere  del generato  da  sé  e dall’intera loro  pienezza, qual dono  e benevolenza  dello  Spirito  grande  e  invisibile,  dei  cinque  sigilli e dell’intera pienezza.

 

La missione salvifica di Seth

Egli  attraversò  le  tre  parusie menzionate  in  precedenza,  cioè  il diluvio, la conflagrazione, la condanna degli arconti, delle forze e delle potenze, per salvare (la stirpe) di colei {= la stirpe) che aveva deviato, per  mezzo  della riconciliazione  del  mondo  e  (per  mezzo)  del battesimo di un corpo generato dal Logos, (corpo) che il grande Seth si era  preparato, misteriosamente,  tramite  la  vergine,  affinché  i santi potessero venire rigenerati dallo Spirito santo con i simboli invisibili e segreti;

per  opera  della  riconciliazione  del  mondo, per  opera  della rinuncia al mondo e al dio dei tredici eòni, e per opera delle chiamate dei santi e degli ineffabili nel seno incorruttibile e nella grande luce del  Padre  preesistente,  (che) con la sua prescienza  stabilì  il santo battesimo — che sovrasta i cieli — per mezzo del santo e incorruttibile generato dal Logos, cioè (per mezzo di) Gesù, il vivente, del quale si rivestì il grande Seth;

ed è per mezzo suo che egli inchiodò le forze dei tredici eòni e rese immobili coloro che sono portati avanti e indietro.

Egli li armò con l’arma della conoscenza della verità, con una forza incorruttibile e invincibile.

 

Assistenti e depositari della salvezza

Essi manifestarono il mio grande assistente, Jesseus Nazareus Iessedekeus — l’acqua viva —, e  i grandi capi Giacomo, il grande, Theopemptos, Isauel, [e colui che presiede alla grazia, IV, 75, 1-2] e quelli  che  presiedono  alle  fonti della verità, Mi-cheus,  Michar,  e Mnesinous,    e    colui    che    presiede     al    battesimo    di    vita, Sesengenbarpharanges, il purificatore;

coloro che presiedono alle porte dell’acqua [viva,] Micheus e Michar;

e coloro che presiedono alla salita, Seidao ed Elainos;

e i ricevitori della grande stirpe, gli uomini incorruttibili e potenti del grande Seth, ministri dei quattro luminari:

il grande Gamaliel, il grande Gabriel, il grande Sambio, e il grande Abrasax;

e coloro che presiedono al sorgere del sole, Olses, Upneus ed Eurumaious;

e coloro che presiedono all’ingresso verso il riposo della vita   eterna:

Phritanis,   Mixanther   e   Michanor;

e   coloro   che custodiscono le anime  dell’eletto:

Akramas e  Strempsouchos;

e  la grande forza, Telmachael Telmachael Heli Heli Machar Machar Seth;

e il grande invisibile incorruttibile innominabile, il vergine Spirito e il silenzio;

il grande luminare Armozel, il luogo ove si trova il vivente autogenerato,  il Dio della  verità  e  colui  che  è  con  lui,  l’uomo incorruttibile Adamas;

Oroiael, il luogo nel quale si trova il grande Seth e il Gesù della vita il quale venne e crocifisse ciò che è sotto la legge;

il terzo, Daueithe, è il luogo nel quale riposano i figli del grande Seth;

il quarto, Eleleth, è il luogo ove riposano le anime dei figli;

il quinto,  Joel,  presiede  al  nome  di  colui  al  quale  sarà  dato battezzare col battesimo santo che sovrasta il cielo, l’incorruttibile.

Ma da ora in poi, attraverso l’uomo incorruttibile Poimael, quelli che sono degni dell’invocazione, delle rinuncie e dei cinque sigilli nella fonte battesimale, conosceranno i loro ricevitori, essendo stati istruiti su di essi, e saranno da essi conosciuti.

Costoro per nessun motivo gusteranno la morte.

 

GLI INNI:

le ieus êô ou êô oua!

In verità in verità,

J o Jesseus Mazareus Jessedekeus, o acqua viva,

o fanciullo del fanciullo, o nome glorioso;

 

in verità in verità, αἰωυ ὁ ὤυ

iiii cêêê eeee

0 uuuu oôoó aaaa;

 

in verità in verità,

ei aaaa ôóóo

o colui che esiste

e vede gli eôni!

 

In verità in verità,

aee êêê iiii uuuuuu ôôôôôôôo,

colui che ê eternamente eterno;

 

j in verità in verità,

iêa aio nel cuore,

colui che ê u ἀεί εις άεί,

εἶ ο εἶ, εἶ ὅς ει!

 

Il tuo grande nome è sopra di me, o autogenerato perfetto, che non sei fuori di me!

Io ti vedo, o tu che sei invisibile a ognuno!

Chi mai, infatti, potrà comprenderti in un’altra lingua?

 

Ora che ti conosco, ho amalgamato me stesso con l’immutabile.

 

Mi sono armato con un’arma luminosa:

sono diventato luce.

Poiché in quel luogo  c’era  la Madre, a motivo  della  splendida bellezza  della grazia.

Perciò stesi le mie braccia, che erano incrociate.

 

Sono stato formato nel cielo dei ricchi, in quella luce che è nel mio petto, che dà forma ai molti generati nella luce esente da biasimo.

 

In verità proclamerò la tua gloria, poiché ho compreso te sou iès ide aeiò aeie ois & cdwv aiobv.

 

O Dio del silenzio!

Ti onoro interamente.

Tu sei il mio luogo di riposo, o figlio  ès ès o e, colui che è senza forma tra i senza forma, colui che innalza l’uomo nel quale mi purificherai nella tua vita, in conformità del tuo nome imperituro.

È perciò in me l’incenso della vita.

A esempio di tutti gli arconti, l’ho mescolato con acqua, per poter vivere con te nella pace dei santi.

Con te che esisti per sempre, in verità in verità, esisti per sempre.

 

CONCLUSIONI:

Questo è il libro scritto dal grande Seth, e posto su alte montagne sulle quali non sorge il sole, né è possibile che sorga.

E dai giorni dei profeti, degli apostoli e dei predicatori, il nome (di questo libro) non è più sorto in cuor loro, né è possibile (che sorga).

Le loro orecchie non l’hanno udito.

 

Il grande Seth mise per iscritto questo libro in cento e trent’anni.

Lo pose  sulla  montagna chiamata Charaxio,  affinché  alla  fine  dei tempi e delle ère – per volere del divino autogenerato e dell’intera pienezza, qual dono dell’irreperibile e impensabile amore paterno – esso venga, e si manifesti la stirpe incorruttibile e santa del grande salvatore, (cioè) coloro che dimorano con essi nell’amore, il grande, invisibile, eterno Spirito, il suo figlio unigenito, la luce eterna, la sua grande incorruttibile  compagna, l’incorruttibile Sofia, e Barbelo e tutta la pienezza in eterno.

Amen.

 

Il vangelo  degli  Egiziani.

Il  libro  sacro,  segreto,  scritto  da  Dio.

 

Grazia, comprensione, percezione, prudenza  siano con colui che l’ha scritto, l’amabile Eugnostos – (questo è il mio nome) secondo lo Spirito, Gonghessos è  il mio  nome  secondo  la carne  -;

le  luci mie colleghe (sono) Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore, I X Θ Y C.

Scritto da Dio è il libro sacro del grande invisibile Spirito.

Amen.

 

 

 

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