Il Ruolo di Eva

Il ruolo di Eva nell’«Apocalisse di Adamo»

Breve Estratto dal Libro di Paolo Riberi

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L’elaborazione di una Genesi gnostica a partire dal mito di Adamo ed Eva fu un processo lungo che conobbe più stadi di evoluzione.

Il più antico documento in cui si prova a raccontare in maniera embrionale l’origine dell’uomo e del mondo terreno in prospettiva gnostica è l’Apocalisse di Adamo, uno scritto, databile a cavallo tra I e II secolo, ancora fortemente influenzato dal giudaismo.

In questo scritto è possibile trovare tutti i principali capisaldi del mito gnostico della creazione, anche se esposti con tratti molto sintetici e talvolta anche piuttosto oscuri.

Il dio »creatore», secondo gli gnostici, è in realtà il falso dio della materia che, imitando in maniera grottesca il Signore dello Spirito, prova a creare un uomo dal fango.

Qualcosa di misterioso accade, e Adamo ed Eva ottengono la vita.

Originariamente i due sono uniti in un solo corpo ermafrodito, e vivono nella perfezione spirituale.

Adamo, tuttavia, confida al figlio Seth di aver appreso una verità segreta grazie a sua madre Eva

Ella mi fece conoscere una parola di Conoscenza riguardo al Dio eterno ed al fatto che eravamo simili ai Grandi Angeli eterni.

Noi Infatti eravamo superiori al dio che ci aveva plasmati ed alle sue potenze.

Eva in realtà consegna al proprio marito la Conoscenza eterna e lo salva dalla schiavitù del falso dio, detto anche Demiurgo.

Ottenuta la consapevolezza, l’uomo inizia una guerra eterna per sottrarre la propria parte spirituale alla tirannia della materia, anche se deve scontare il prezzo della rabbiosa rappresaglia del falso dio, che dapprima separa fisicamente Adamo da Eva rompendo la loro unione perfetta e, successivamente, violenta Eva instillando in lei la mortalità e l’istinto sessuale che – lo si è già detto – per gli gnostici rappresenta la fonte ci ogni corruzione.

Allora dio, l’arconte degli eoni e delle potenze, In colera. li divise.

Poi ll signore, Il dio che ci aveva plasmati, si pose dinanzi a noi e ci disse: «Adamo, perché sospirate nel vostro cuore?

Non sapete che lo sono Il dio che vi ha plasmati?

Ed ho soffiato In voi uno spirito di vita,  un’anima vivente.

E poi venne la tenebra sui nostri occhi.

E quindi il dio che ci aveva plasmati fece un figlio da lui ed Eva, tua madre.

Il falso dio creatore mente sfacciatamente, in quanto è stato lui a plasmare l’uomo dal fango, ma non ha certo la capacità di governare lo Spirito e di instillarlo in Adamo ed Eva.

La sua menzogna si alterna alla forza bruta, a cui ricorre prima per spezzare l’androgino e poi per fare violenza su Eva.

In questo quadro la prima donna gioca un doppio ruolo di portatrice di salvezza e di prima vittima del Demiurgo.

La sua trasgressione, lungi dall’essere un peccato, è un primo gesto di rivolta contro un tiranno, gesto con il quale l’umanità intera ottiene la Gnosi, vale a dire la Conoscenza del bene e del male insita nel frutto.

Come può, si chiedono gli gnostici, questo frutto essere male?

Come può essere fonte d morte, quando in realtà Adamo ed Eva in effetti sopravvivono dopo averlo assaporato?

è semplice: è Dio a mentire.

E mente perché in realtà non è neppure il vero Dio.

Eva, con il suo gesto, squarcia «il velo di Maya» e rivela ad Adamo la verità.

A giocare un ruolo chiave nell’Apocalisse di Adamo è proprio il verbo «far conoscere» a svolgere questa azione, sono infatti soltanto Eva, suo figlio Seth (che deve tramandare la verità ai suoi discendenti) e I’Illuminatore messianico, vale a dire Gesù.

Prima peccatrice o portatrice della Salvezza eterna?

Alla luce della nuova prospettiva fornita dall’Apocalisse di Adamo la letteratura gnostica successiva sviluppa e arricchisce di dettagli la propria rilettura del testo della Genesi, riscrivendo passo passo tutto il mito dell’Eden.

Scritti come l’Apocrifo di Giovanni, l’ipostasi degli Arconti e l’Ongine del Mondo passano attentamente in rassegna ogni dettaglio e ogni apparente Incongruenza dei primi tre capitoli della Genesi per reinterpretare il racconto in cui Eva, ovviamente, gioca un ruolo fondamentale.

Il racconto definitivo e più completo è quello che sta alla base dei trattati Ipostasi degli Arconti e L’origine del Mondo: questi due scritti di Nag Hammadi, come ha dimostrato dettagliatamente lo storico americano Tumer, derivano in realtà da un unico racconto e presentano differenze soltanto formali e dovute all’intervento di due redattori successivi.

In questa versione del mito, il falso dio della materia Yaldabaoth e i suoi malvagi servitori, gli Arconti, decidono di provare a emulare il Vero Dio e le sue creazioni spirituali.

La frase di Gen 1, 26 («Facciamo l’uomo») e il suo misterioso plurale vengono qui attribuite non a Dio, ma a questo gruppo di creature corrotte e multiformi il vero Dio, infatti, è caratterizzato dall’unità, mentre il plurale riflette una molteplicità disorganizzata, tipica del mondo materiale.

Il racconto presenta una forte vena comico-sarcastica: la stupidità di Yaldabaoth e dei suoi scagnozzi è disarmante, e la sua pretesa di essere l’unico dio («lo sono l’unico Dio, non c’è nessun altro all’infuori di me»»») stride e si scontra con la verità.

La comparsa sulla scena di una Voce divina proveniente dal mondo superiore mette subito in ridicolo le sue parole («Tu ti sbagli, o Sameel, signore dei ciechi»).

Poco dopo, fallisce miseramente anche il suo tentativo di plasmare un vero uomo a partire dalla materia grezza.

L’essere cosi realizzato, infatti, non è neppure in grado di reggersi in piedi in quanto è privo della rettitudine fornita dall’anima.

A questo punto, nel mondo celeste, il Dio dello Spirito e la sua emanazione divina Sophia sono mossi a pietà e decidono di inviare nel mondo terreno una creatura spirituale (Eva) per aiutare questo povero essere deforme, ossia Adamo.

Dopo il giorno di riposo Sophia invia sua figlia Zoe, detta Eva, come maestra del vero Dio.

Eva e Adamo mangeranno un frutto dell’albero nel famoso episodio del Peccato Originale e recupereranno una scintilla della Conoscenza perduta.

Il fatto che sia proprio la forma corporea di Eva a suggerire al suo compagno Adamo di mangiare il frutto mette anche in evidenza la doppia funzione della donna, che è quindi sia la fonte (l’albero) che il tramite della salvezza dell’umanità.

Per il sistema gnostico questo è tutto ciò che conta, anche perché il corpo e le sue sofferenze sono apparentemente privi di importanza.

Tuttavia, secondo gli apocrifi, Eva non è solo un prototipo di Messia femminile e di «maestra» della Gnosi: è anche. e soprattutto, una vittima e una sorta di martire della brutalità delle potenze della materia, sia pure in un sistema che tende a svalutare l’importanza del sacrificio.

La narrazione delle vicissitudini di Eva, tuttavia, rimane volutamente incompleta e la conseguenza delle sue azioni è lasciata in bilico tra successo e fallimento: la storia dell’umanità è del resto appena agli inizi e le prove maggiori devono ancora giungere.

Negli scritti gnosfici, inoltre, il profilo di Eva e completato e arricchito in maniera decisiva da un’altra figura biblica che percorrerà le sue orme e rappresenterà un nuovo punto di riferimento femminile dopo i fatti dell’Eden: si tratta di Norea, sua figlia e sorellastra dei più celebri Caino e Abele.

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