l proprietari di questi antichi manoscritti

l proprietari di questi antichi manoscritti

a cura di Luigi Moraldi

Per l’omogeneità  del contenuto la Biblioteca di Nag Hammadi ha una  indiscutibile  unità:  gli  scritti  spesso  si  completano vicendevolmente e nella loro stragrande maggioranza appartengono a uno stesso complesso, o corpus, religioso.

«È praticamente sicuro che qui abbiamo un’autentica biblioteca sacra».

L’interesse  è  accresciuto dalla constatazione della diversità degli scritti; gli stessi miti gnostici sono presentati nelle forme più diverse.

Rivelazioni, commenti,  preghiere,  lettere,  polemiche, tratti  che  si collegano con gli ermetici, con i valentiniani, ecc., ai quali i proprietari di questi manoscritti si sentivano interessati.

Una varietà che a prima vista suscita dubbi sulla loro unità nella diversità.

E tuttavia non v’è dubbio che i collettori di tutto questo materiale vedevano in esso qualcosa di profondo che li accomunava e che diresse le loro scelte.

Come si è visto in precedenza, le ricerche sul luogo indirizzano a una comunità di asceti cristiani.

È importante vedere se vi sono altri dati a convalida di questa conclusione, sia pure provvisoria.

Ireneo intorno al 180 notava:  «…  quando sono due o tre insieme, non contenti di non poter dire le stesse cose su di uno stesso argomento,  si  contraddicono  l’un  l’altro  nei  pensieri  come  nelle parole».

Costoro sono gli gnostici.

Ma, come si sa, parole e miti possono essere considerati a più livelli.

Un testo scritto, affidato ai lettori, inizia una sua vita, e vi si può leggere qualcosa che l’autore non aveva inteso.

Il Vangelo di Tomaso inizia: «Queste sono le parole segrete dette da Gesù, il Vivente, e scritte da Didimo Giuda Tomaso».

Anche i nostri scritti non erano per tutti.

Gli scrittori cristiani che hanno combattuto così vigorosamente lo gnosticismo ne lessero gli scritti da un punto di vista polemico, quando non  li ridicolizzarono, avendoli etichettati  come eretici (e dal loro punto di vista avevano ben ragione), sostanzialmente furono oggettivi (i miti, ad es., che essi abbozzarono, oggi li possiamo restaurare con i nuovi testi) e le loro opere conservano una grande utilità per molti versi, ma sono incomparabilmente poveri di fronte alla ricchezza e alla varietà della Biblioteca di Nag Hammadi.

Ippolito e Ireneo non ci riportano alcun titolo che abbia riscontro, con certezza, con quelli di Nag Hammadi.

Alquanto diversa è la situazione con l’opera di Epifanio (si vedrà  in  singoli casi);  Porfirio, poi, nella  biografia di  Plotino, afferma che molti cristiani avevano abbandonato l’antica filosofia e seguivano  rivelazioni  (apocalissi) sotto  il  nome  di  Zoroastro,  di Zostrianos, di Dositheo, di Alloghenes, di Messos, e di altra gente del genere; questi nomi ricorrono tutti nei nostri scritti e, probabilmente, le stesse opere (ad es. Zostrianos, Alloghenes, Dositheo).

Nomi di maestri gnostici, già noti dalle opere degli eresiologi, negli scritti di Nag Hammadi ne leggiamo quattro e non tutti sicuri (Valentino; Isidoro e Basilide; Simoniani).

Questi silenzi e scarsità di titoli di scritti gnostici hanno una loro spiegazione.

Dagli eresiologi, dal loro accanimento, si deduce che il successo della ideologia gnostica era notevole e i seguaci relativamente numerosi, soprattutto pericolosi, e molti i loro scritti a larga diffusione.

Inoltre nel Testimonio di Verità si legge che Valentino pronunziò  molte  parole  e  scrisse  molti  libri;   e nell’importante  Cod. VI al termine del Discorso sull’Otto e sul Nove (Ogdoade ed Enneadi) e la susseguente preghiera di ringraziamento, l’amanuense da una parte si scusa e dall’altra vanta le sue conoscenze di altri scritti, scrivendo al committente: «Ho copiato soltanto questo suo discorso.

Molti, invero, sono giunti fino a me; non li ho copiati pensando che siano giunti anche  a voi.

Ho anzi esitato a copiarvi questi, forse – infatti – sono già giunti a voi e l’argomento vi può essere pesante.

Sono molti i discorsi del genere che mi giunsero».

Al termine della Preghiera di Paolo come sulla copertina del Cod. II è posta in evidenza la croce ansata (il geroglifico ankh); al termine dell’Insegnamento di Silvano, trattato stoico-platonico- cristiano, vediamo a piene lettere «Gesù Cristo Figlio di Dio, Salvatore» e  così pure  al  termine  del Vangelo  degli Egiziani.

Ancora il colofon del trattato Le tre Stele di Seth: «Questo libro è della paternità.

L’ha scritto il figlio.

Benedicimi, padre.

Io ti benedico, padre» ci ri porta a un ambiente, a una comunità cristiana.

Così il colofon del Vangelo degli Egiziani: «…l’ha scritto l’amabile Eugnostos – (questo è il mio nome) secondo lo Spirito, Gonghessos è il mio nome secondo la carne -; le luci mie colleghe (sono) Gesù Cristo…»; e il colofon del Libro dell’atleta Tomaso: «Ricordatevi di me, fratelli miei, nelle vostre preghiere.

Pace ai santi e ai pneumatici».

Che i proprietari fossero asceti cristiani non vi possono essere dubbi trattandosi  di una raccolta caratterizzata dai vangeli segreti e dalle parole rivelatrici del Cristo risorto.

La comunità (o le comunità) di questi asceti cristiani ha rinunciato al mondo:

«Colui che ha trovato il mondo ed è diventato ricco, deve rinunciare al mondo»;

«Colui che conobbe il mondo, ha trovato un cadavere; e il mondo non è degno di colui che ha trovato un cadavere»;

«Molti sono coloro che stanno alla porta, ma (soltanto) i solitari entreranno nella camera nuziale»;

«Alcuni entrano nella fede ricevendo il battesimo, credendo di avere in esso una speranza di salvezza, che essi chiamano  “sigillo”…  

Ma  il  battesimo  di  verità  è  qualcosa di diverso: è rinunciando al mondo che lo si trova.

Quelli che proclamano la rinuncia  soltanto  con la lingua, sono bugiardi…».

Una forte  e  sostanziosa dose di encratismo caratterizzava questi cristiani:

«Parlo a quanti sanno ascoltare non con le orecchie del corpo, ma con le orecchie della mente.

Molti, infatti, hanno cercato la verità ma non l’hanno trovata, perché si impadronì di loro il vecchio lievito dei farisei e degli scribi.

Gli scribi e i farisei sono quanti appartengono agli arconti, i quali hanno autorità su di loro.

Nessuno di coloro che sono sotto la Legge sarà capace a guardare la verità, poiché incapaci a servire due padroni.

Palese è la contaminazione della Legge; l’incontaminazione  è invece propria della luce.

La Legge comanda di prendere marito  o di prendere moglie, di generare, di moltiplicare come la sabbia del mare…; …essi si allontanano dalla luce…

Mentre il figlio dell’uomo venne dall’indistruttibilità, estraneo alla contaminazione.

Venne nel mondo dal fiume Giordano, e subito il Giordano si volse indietro…; il dominio della procreazione carnale raggiunse la fine.

Il Giordano è il potere del corpo, cioè i sensi del piacere.

L’acqua del Giordano è il desiderio della unione sessuale…».

In tal modo possono giungere a immedesimarsi col Cristo:

«Colui che beve dalla mia bocca diventerà come me, e io stesso diverrò come lui, e gli saranno rivelate le cose nascoste» ;

si giunge così a valutare il senso della frase: «Io non sono il tuo maestro giacché hai bevuto e ti sei inebriato alla sorgente che io ho emanato da me».

Il compito di costoro partiva dalla conoscenza di se stessi.

«Quando in voi stessi genererete ciò che avete, esso vi salverà.

Se in voi stessi non l’avete, ciò che non avete vi ucciderà»;

«Nell’intimo di un uomo di luce, c’è  luce  e  illuminerà  tutto  il mondo.

Se non  illumina, sono tenebre»;  

«Ognuno di voi che ha conosciuto se stesso ha visto» il luogo della vita.

Questa è la vita perfetta: che l’uomo conosca se stesso per mezzo del tutto».

Gesù dice  a  Tomaso:  «Ora essendo stato  detto  che  tu  sei il  mio  gemello e  compagno vero, esaminati per comprendere chi sei tu, in che modo esisti, e come sarai.

Siccome sei chiamato mio fratello, non è giusto che tu ignori te stesso.

So che tu hai compreso, poiché hai compreso che io sono la conoscenza  della  verità.  

Sicché, mentre  mi  accompagni  sebbene ignorante, di fatto sei già giunto a conoscere, e sarai detto “colui che conosce se stesso”.

Colui, infatti, che non ha conosciuto se stesso, non ha conosciuto nulla, ma colui che ha conosciuto se stesso è – contemporaneamente – giunto alla conoscenza dell’abisso del tutto».

Bene, dunque  un maestro gnostico di questi asceti affermava: «Lascia la ricerca di Dio, la creazione e altre questioni del genere.

Cercalo prendendo come punto di partenza te stesso…

Impara le fonti del dolore, della gioia, dell’amore, dell’odio…

Se esamini attentamente  queste  questioni lo  (=Dio) troverai  in  te stesso».

«Eravate un tempio, (ma) vi siete resi una tomba.

Finitela di essere una tomba, e ridiventate un tempio sicché dimori in voi la rettitudine e la divinità»;

«Fatelo  (il Cristo) entrare nel tempio che è in voi, affinché scacci tutti i mercanti» ;

«Egli (il Cristo) dimori nel tempio che è in voi, e voi possiate diventare per lui un sacerdote e un levita, entrando nella purità».

Testi in questa direzione si potrebbero facilmente moltiplicare, ma non apporterebbero nulla di nuovo.

Dal trattato  sulla Protennoia Trimorfe possiamo trarre  elementi singolari e illuminanti sia per la solitudine e la rinuncia sia per la conoscenza di se stessi e  per i testi delle pagine seguenti ;  qui il «Salvatore» presenta se stesso sotto una triplice forma: come Padre o come «voce», come Madre o  come «suono», come Figlio o  come «logos».

«Io sono una voce che parla sommessamente…

Sono sceso nel mondo inferiore e ho brillato tra le tenebre…

Io sono uno che sorge gradatamente sul tutto…

Io grido in tutti, ed essi conoscono che in me dimora un seme.

Sono il pensiero del Padre, ed è da me che procede la voce, cioè la conoscenza delle cose eterne…».

Il Figlio «rivelò cose difficili da interpretare, cose segrete ; si rivolse a coloro che dimoravano nel Silenzio, nel Primo Pensiero, rivelò se stesso a coloro che dimorano nelle tenebre, manifestò se stesso a coloro che dimorano nell’abisso…a tutti coloro che divennero figli della luce…».

«Io vengo nel mondo dei mortali per amore di quella parte di me che si trova in questo luogo da quando l’ingenua Sofia fu soggiogata e discese… Io sono il primo che discese a motivo di quella parte di me rimasta indietro, cioè (a motivo) dello Spirito che (ora) si trova nell’anima ma la cui origine è dall’acqua di vita… Venni giù a coloro che sono miei fin dall’inizio, li raggiunsi e spezzai i lacci che li rendevano  schiavi…» .

Con  le manifestazioni interiori della triade ai suoi, la misconoscenza di questi viene gradualmente eliminata per mezzo del silenzio e della solitudine per percepire la «voce», il «suono» e il «logos» – tutti e tre nascosti nelle sue «membra» -fino a quando salgono «nella luce santa nell’inafferrabile Silenzio».

a cura di Luigi Moraldi

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