L’Importanza di Norea per gli Gnostici (di Paolo Riberi)

Breve Estratto dal libro di Paolo Riberi

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Nell’universo ebraico-cristiano contemporaneo il personaggio gnostico di Norea è di fatto un vero e proprio sconosciuto rispetto a Maria Maddalena, a Eva e persino a Salomè.

Quest’eroina — che sotto molti punti di vista è la più importante e complessa tra le donne che costellano la mitologia gnostica — fa in realtà soltanto una sfuggente comparsa nel testo della Genesi, peraltro con un nome differente.

Secondo gli storici, infatti, il nome Norea (o Crea, a seconda dei vangeli gnostici) sarebbe la traduzione greca del nome ebraico Naama’, con cui nella Genesi viene chiamata la sorella di Tubai-Cain, discendente di Caino.

Come mai dare tutta questa importanza a una donna che nel racconto dell’Antico Testamento compare soltanto una volta e per di più all’interno di un lungo elenco di nomi come quello della discendenza di Caino?

Per rispondere a questa domanda occorre osservare non solo la Bibbia, ma anche la cultura popolare giudaica collegata ai Testi Sacri: in questi racconti leggendari, che già circolavano in forma non scritta al tempo di Gesù e degli gnostici, Norea-Naama aveva infatti un ruolo di primo piano.

In particolare esiste un antico mito, messo per iscritto solo in epoca medievale nel Racconto di Shemhazai e Azazer, che narra di come Naama fosse stata la bellissima donna mortale che aveva addirittura fatto innamorare di sé alcuni degli Angeli della corte celeste, spingendoli a tradire Dio e a unirsi camalmente con lei.

Questo mito dell’unione incestuosa tra gli Angeli e alcune donne umane è presente, sebbene in forma ridotta, anche nella Genesi:

Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i Figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.

Due di questi Angeli, in particolare, tradirono esplicitamente il divieto di Dio riguardante l’accoppiamento con la razza umana e spinsero anche molti altri compagni a fare lo stesso: si tratta di Shemhazai e Azazel, successivamente condannati e trasformati quindi in demoni per il loro peccato.

Il mito, raccontato per esteso nel Libro di Enoch, ha un evidente parallelo con quello dell’Eden e del Peccato Originale: in questo caso, però, il male è causato non dal genere umano, che anzi ne è vittima, ma dagli Angeli, i quali fanno così venir meno il concetto di responsabilità e di libero arbitrio.

Il ruolo della bella e seducente Naama varia a seconda della versione del mito ebraico: in alcuni casi sarebbe stata vittima di violenza, mentre in altri sarebbe stata addirittura lei a sedurre gli Angeli caduti, inducendoli a commettere il peccato.

Una sorta di seconda Eva, insomma, capace di spingere al peccato non l’uomo ma addirittura gli emissari della corte celeste.

Una figura oscura e provocante che, ancora una volta, viene condannata dall’ebraismo e proprio per questo ripresa e rivalutata positivamente dagli gnostici che ne fanno un punto di riferimento fondamentale per la loro mitologia.

L’erede di Eva

Anche se in epoca contemporanea la «Norea» degli apocrifi è un personaggio quasi del tutto sconosciuto, in antichità era una vera e propria personalità di culto, protagonista di vari testi venerati come sacri dagli gnostici.

Tra gli scritti ritrovati a Nag Hammadi é presente persino un Inno poetico esclusivamente dedicato a lei, anche se la fonte principale che permette di conoscere qualcosa sulla sua figura resta ancora una volta l’Ipostasi degli Arconti.

Secondo questa rilettura apocrifa del mito delle origini, Norea era figlia di Adamo ed Eva, e pertanto sorella di Caino, Abele e soprattutto di Seth, il terzogenito, da cui gli gnostici stessi si facevano discendere.

Il sistema concettuale di questo movimento religioso tende spesso a procedere tramite coppie armoniose e bilanciate, e ciò si verifica anche per i quattro figli di Adamo ed Eva.

Per gli gnostici la coppia Abele-Caino rappresenta il mondo esterno, e il loro conflitto riflette le laceranti divisioni che contrapponevano gli ebrei ai pagani.

Con la loro unità e concordia fraterna, invece, Seth e Norea simboleggiavano il nuovo punto di partenza da cui la discendenza gnostica ha avuto origine.

Attorno alla figura di Seth la Gnosi aveva creato una vera e propria corrente di pensiero (definita per l’appunto «sethiana») che vedeva nel terzo figlio di Adamo ed Eva la prima incarnazione terrena del futuro Messi, ossia Gesù Cristo.

Non a caso, Seth viene spesso presentato come il Figlio di Dio, e quindi come un vero e proprio Eone divino.

A lui, secondo l’Apocalisse di Adamo, passa in eredità il Seme del mondo divino che Adamo ed Eva avevano faticosamente conquistato mediante II cosiddetto peccato dell’Eden.

Ma se Seth è l’Eletto, sua sorella rappresenta la sua perfetta controparte femminile, come appare evidente fin dal racconto della sua nascita:

Adamo [conobbe] la sua consorte Eva, ed ella rimase incinta e diede alla vita [Seth] ad Adamo.

Poi disse: «Tramite Dio ho dato vita a un altro uomo al posto di [Abele].

Di nuovo Eva rimase incinta e diede alla vita Norea E disse: «Egli mi ha dato una vergine come assistenza per molte generazioni derrumanità».

Norea è la vergine che le potenze non profanarono.

Entrambi sono parzialmente di origine divina e sono fin da subito introdotti sulla scena come i due prescelti, chiamati a portare avanti la stirpe gnostica dopo il fratricidio di Caino, fratricidio che aveva dato origine alla violenza tra esseri umani.

Evidentemente sullo sfondo di questa netta presa di distanza sia da Caino che da Abele si sconge l’attualità degli anni successivi alla morte di Gesù e in particolare la situazione di violento conflitto tra Romani ed ebrei da cui gli gnostici prendono con forza le distanze.

Per loro, infatti, la guerra tra uomini non è altro che II più disgustoso effetto della corruzione proveniente dal falso dio che domina questo mondo terreno.

Il mito del nuovo inizio fa si che Seth sia Il nuovo Adamo: se suo padre era stato il primo uomo, lui a sua volta è chiamato a essere il capostipite della generazione gnostica.

Norea invece è l’erede diretta di Eva, la quale, come si è visto nel capitolo precedente, aveva dovuto affrontare in prima persona una dura lotta contro il falso dio della materia e i suoi Arconti.

Anche Norea è destinata a essere perseguitata e minacciata dalla violenza bestiale dei signori del mondo terreno ma, nel suo caso, ci viene detto che risulterà vincitrice in questo confronto con le «potenze».

L’enfasi del racconto viene posta fin da subito sulla sua verginità.

In questo contesto, tuttavia, non si intende tanto condannare la sessualità in sé, quanto piuttosto esaltare la capacità di Norea di resistere al mondo della carne e di uscire illesa da un nuovo tentativo di stupro che sarà messo in atto contro di lei dai servi del falso dio.

Nel mito gnostico delle origini, la sessualità aveva evidentemente un valore molto negativo, soprattutto se legata agli amanti che la adoperavano essenzialmente come un’arma e un mezzo per sottomettere le donne umane assoggettandole al dominio della materia.

Una sensibilità particolare, quella manifestata da questi scritti apocrifi, che rivela una insolita (per l’epoca) immedesimazione della voce narrante con il punto di vista femminile e una forte solidarietà con le vittime della brutalità e della prepotenza maschile.

Il rovesciamento rispetto alla tradizione giudaica è completo: la provocante seduttrice degli Angeli di Yahwè diviene ora la campionessa di una resistenza tutta femminile contro la violenza sessuale degli arconti del falso dio della materia, che nel mito gnostico non a caso coincide proprio con la divinità dell’Antico Testamento.

Ma cosa accade di preciso in quest’episodio?

Essendo di origine parzialmente divina, dopo la sua nascita Norea vive un’esistenza straordinariamente lunga in quanto non soggetta alle normali leggi materiali della corruzione e della mortalità.

Trascorrono i secoli, e si giunge alla vigilia del Diluvio Universale.

Gli Arconti si preparano a sterminare la generazione gnostica mediante un cataclisma, e il Demiurgo, agendo a loro insaputa, stringe un patto con il patriarca Noè, garantendo l’incolumità a lui e alla sua famiglia in cambio della loro completa sottomissione.

Nella Genesi, Noè e la sua arca rappresentano un nuovo patto tra Dio e l’umanità.

Secondo gli gnostici, invece, questa è un’alleanza scellerata tra un uomo e il Signore del Male, che come noto si rivela pronto a permettere che i suoi sottoposti facciano strage dell’intera umanità.

Norea decide quindi di fermare Noé per evitare (come poi invece accadrà) che un’intera generazione di esseri umani si sottometta alla tirannia del falso dio.

La prima mossa è quella di chiedere al patriarca il permesso di salire sulla nave appena costruita: se questo le sarà consentito, infatti, potrà avere la possibilità di sabotare il patto tra l’uomo e il Demiurgo dall’interno.

Noè, tuttavia, la rifiuta: l’elenco degli animali e delle persone da salvare fornitogli dal falso dio è molto preciso e la donna che ha di fronte non vi rientra.

A quel punto Norea decide di dimostrargli il potere divino che proviene dal mondo superiore e soffia sull’arca: nel suo alito, come awiene nel mito della Creazione per l’alito divino, é infuso lo Spinto della Vita che immediatamente incendia l’imbarcazione, distruggendola.

La prova del potere divino posseduto da Norea è incontrovertibile, ma Noè rifiuta di convertirsi alla Gnosi e inizia a ricostruire l’arca da zero.

Intanto, però, il gesto soprannaturale di Norea ha attirato l’attenzione degli Arconti, che tramano per sottometterla prima che causi altri problemi al loro corrotto regno della materia.

Guidati dal Demiurgo si presentano sulla scena, appaiono dinanzi a Norea, provano a sottometterla anzitutto con l’inganno, si vantano dello stupro di Eva e rivendicano la paternità nei suoi confronti.

Ancora una volta i sovrani del male non desiderano altro che sostituirsi al vero Dio per farsi venerare dagli umani come padri e creatori: il loro ruolo nella storia di Eva e Norea mette bene in luce quello che, in termini contemporanei, potremmo definire un complesso di inferiorità.

Norea, però, ribatte con decisione, smascherando le loro menzogne e svelando la verità riguardo a sua madre:

Gli Arconti andarono a incontrarla, desiderosi di fuorviarla.

Il loro sommo capo le disse: «Tua madre Eva è venuta da noi».

Ma Norea si volse verso di loro e disse: «Voi siete I signori delle tenebre: siete maledetti, e non avete mai conosciuto mia madre.

Quella che avete conosciuto era la vostra controparte femminile.

lo infatti non sono una vostra discendente, ma piuttosto è dal mondo superiore che io provengo».

L’Arrogante si svelò in tutta la sua potenza, e il suo aspetto divenne presuntuoso, e le disse: «Tu devi rendere un servizio a noi. ‘così come ha fatto” tua madre Eva”

Il malvagio Demiurgo si infuria e abbandona l’inganno per ricorrere alle maniere forti: Norea mostra infatti dl essere perfettamente consapevole che la donna stata vittima della loro violenza («quella che avete conosciuto.) non era altro che un guscio vuoto di materia da cui lo Spirito di Eva era riuscito a sfuggire in tempo, trovando rifugio nell’Albero.

Il passaggio dall’eloquenza alla violenza brutale è segnato anche visivamente dalla trasfigurazione del signore del Male, che appare in tutta la sua natura grottesca e deforme, anche se una lacuna del manoscritto antico rende illeggibile proprio quel passaggio.

Quel che si riesce ad intuire è che il suo aspetto, che in un primo momento doveva presentare sembianze simili a quelle di un essere umano, si trasforma radicalmente svelando un colore nero simile a quello delle tenebre della materia, come già preannunciato da Norea nella sua risposta.

Tra le righe di questo episodio è possibile cogliere un altro aspetto tipico della concezione gnostica: i Signori della materia possono manifestarsi nel mondo con le sembianze di un essere umano, in modo da camuffarsi da individui comuni.

Gli gnostici, infatti, erano fermamente convinti che il mondo pullulasse non solo di uomini asserviti al Demiurgo, ma anche di guardiani segreti solo apparentemente umani e direttamente appartenenti ai ranghi del Male.

Ad ogni modo Norea è dotata della Conoscenza che proviene dal mondo dello Spinto e da sua madre Eva e per questo smaschera con facilità il suo interlocutore e le sue menzogne.

A questo punto gli Arconti, però, si avventano su di lei per sottometterla con la forza, adoperando ancora una volta la sessualità come un’arma per assoggettare il mondo dello Spirito che non riescono a controllare altrimenti.

Norea, disperata, si appella alla sua fede e invoca l’aiuto del vero Dio, signore del Pleroma (mondo dello Spirito).

Norea si volse. con la forza della (…) e a gran voce Invocò l’aiuto del Santo, Il Dio del Pleroma: »Liberami dai sovrani dell’Ingiustizia e al tempo stesso salvami dalla loro morsa».

In soccorso di Norea discende nel mondo terreno Eleleth, uno degli Eoni che compongono il mondo dello Spirito gnostico e che, in termini molto semplicistici, potrebbe essere paragonato a una delle «persone» divine che compongono la Trinità cristiana.

Questa emanazione del vero Dio appare sulla scena, e istantaneamente i signori della materia si danno alla fuga.

Norea è riuscita a trionfare in questa dura prova grazie alla sua fede nel mondo dello Spirito e alla sua risolutezza nel resistere alle minacce.

Il fatto che Norea venga salvata da un intervento celeste non sminuisce il suo eroismo ma anzi ne fa un simbolo dell’intera umanità, almeno secondo l’immaginario gnostico.

Ogni essere umano, infatti. può vincere la sua lotta contro le forze del Male soltanto se – come Norea – ricorre alla Conoscenza, ossia a quella scintilla ci Luce eterna che lo mette in contatto con il mondo dello Spirito e accetta l’aiuto che ne proviene.

Norea, la «Madonna» degli gnostici?

Il titolo di quest’ultimo paragrafo dedicato a Norea vuol chiaramente essere una provocazione, ma in qualche modo può aiutare a rendere l’idea del ruolo straordinario dell’eroica figlia di Eva nel culto religioso gnostico.

Finora essenzialmente si è parlato della figura di Norea come della «vergine che le potenze non profanarono», per richiamare l’espressione dell’ipostasi degli Arconti esaminata in precedenza.

Norea è un’eroina, una campionessa della lotta contro la materia, ma il suo ruolo non si limita soltanto a questo.

In questa breve rassegna di profetesse della Gnosi per la prima volta si può parlare di un vero e proprio tramite tra il divino e l’umano, di un mezzo di intercessione per l’umanità intera nei confronti di Adamas, ossia del vero Dio dello Spirito.

Un po’ come accade, sia pure con tutte le debite ed evidenti differenze, con Maria di Nazareth nel cristianesimo moderno, a cui è riservato il compito di intercedere, ossia di fatto di fare da simbolo, da tramite e da portavoce dell’umanità intera presso la corte divina.

Questo ruolo è già accennato dall’Eone divino Eleleth nell’ipostasi degli Amanti nel suo discorso a Norea dopo che gli Arconti si sono dileguati.

Eleleth infatti estende la sua promessa di liberazione dalla tirannia della materia, di superamento della morte fisica e di riammissione nel regno divino non solo a Norea, ma anche ai suoi figli, intendendo con essi l’intera umanità.

Indicazioni piú approfondite in questo senso, però, provengono soprattutto da un altro scritto gnostico ritrovato a Nag Hammadi, l’inno di preghiera intitolato il pensiero di Norea.

Questo breve inno – che come osserva attentamente lo storico Robinson non può essere definito poesia poiché privo di metrica -non contiene narrazione, ma rappresenta piuttosto una formula liturgica o comunque una preghiera di uso comune presso le comunità che la composero.

L’invocazione al vero Dio, presentato nella forma di una sorta di trinità gnostica (Padre. Madre e Figlio), ci rivela due novità fondamentali: l’ammissione di Norea nel mondo dello Spinto come un Eone divino e la sua identificazione come portavoce dell’umanità intera.

Norea, anzitutto, diviene una «persona divina» ed entra a far parte del Pleroma O Padre del Tutto, Intelligenza dela Luce ed Intelletto che dimora nell’altezza sopra le (regioni) sottostanti (…)!

E Norea che li Invoca!

Essi udirono, e la accolsero nel suo posto per sempre.

Il linguaggio, come spesso accade quando si descrive Il mondo dello Spirito, é decisamente complesso, ma possiamo individuare tre Eoni divini che compongono II Pleroma: Il Padre, l’Intelligenza e l’Intelletto.

Norea viene ricevuta in queste tre sfere celesti e viene ammessa nel «suo posto» all’interno del mondo divino.

Questa ammissione le viene assicurata di diritto fin da subito, anche se si tratta di un evento che avverrà soltanto alla fine dei tempi: Verranno giorni In cui essa compierà Il Pleroma.

Prima di quel momento finale, però, nel corso della storia umana Norea ha II compito di guidare alla salvezza tutta la generazione gnostica tramite il proprio «pensiero», ossia la sua Gnosi, tramite l’intercessione divina di Eleleth e di altri tre Eoni Aiutanti.

Costei (Norea), infatti, ha quattro Santi Aiutanti che Intercedono in suo nome presso il Padre del Tutto.

Adamas, colui che é all’interno di tutti gli Uomini che posseggono II pensiero dl Norea.

Il gioco di parole si fonda su adam, termine che in ebraico significa «uomo».

Gli «Adamis, dunque, sono tutti gli uomini mortali che derivano dal vero Dio, Adamas, e che contengono al loro interno una scintilla del suo potere.

In questo complesso scenario è Norea, tramite il suo insegnamento, che dovrà riportare l’unità originaria riunendo gli Adami, ossia gli uomini mortali, al loro vero creatore, ossia Adamas, facendo un solo nome a partire da due.

Norea, in pratica, è chiamata concretamente a fare da veicolo per lo Spirito di ogni uomo in modo che, dopo la morte, possa sopravvivere e ricongiungersi al Dio dello Spirito.

Il ruolo della figura femminile di Norea nella religione gnostica, in definitiva, era triplice:

– fornire un esempio di eroica resistenza contro le potenze della materia, rivolto soprattutto alle donne ma più in generale a tutti gli gnostici:

– fare da tramite della salvezza spirituale per l’umanità intera;

– rappresentare il punto di arrivo finale per l’essere umano, ossia la sua ammissione all’interno del regno del Pleroma.

Tre aspetti che, evidentemente, rendono più che chiaro come questa seduttrice, semisconosciuta e condannata dalla tradizione giudaica, rappresenti la colonna portante della rivoluzione operata nel confronti del mondo femminile dagli scritti gnostici.

di Paolo Riberi

 

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