The Matrix

La matrice gnostica

Una curiosa e interessante analisi filosofica di Matrix, da Platone ai fratelli Wachowski passando per Heidegger, Schopenhauer e Nietzsche

Uno dei tanti motivi del successo del film The Matrix (Usa, 1999) è sicuramente da rintracciare nelle pieghe di quei duemilacinquecento anni di storia del pensiero che lo separano dalla definizione della teoria platonica delle idee, intesa come separazione del mondo quotidiano delle apparenze dal mondo elitario della verità dell’Essere. Durante questo interminabile flusso di tempo, nonostante tutti i cambiamenti e le catastrofi che si sono succedute, un solo pensiero è giunto intatto a noi, puro della purezza che egli stesso propaganda, forte di quel carattere infettivo e virale che tenta di nascondere, ma che gli ha garantito in usufrutto buona parte del nostro inconscio collettivo (per chi ci crede): la Gnosi.

Che cos’è la Gnosi? Storicamente è una filosofia che nasce e si sviluppa durante i primi due secoli d.C. parallelamente alla nascita del cristianesimo, di cui è appunto stretta parente, in quanto sua estrema radicalizzazione. La Gnosi dei primi secoli predicava per mezzo dei suoi esponenti (Marciano, Valentino) la totale estraneità dell’uomo rispetto al mondo in cui era stato costretto a vivere. Costretto da chi? Da un dio minore, il Demiurgo (qui si fanno evidenti i legami con il Timeo platonico), che, identificato da alcuni con il dio del Vecchio Testamento, era la causa di tutti i dolori e le tristezze che l’uomo doveva patire sulla terra.

Il compito dell’uomo, o meglio solo di alcuni uomini, gli eletti, era quindi quello di “risvegliarsi” e prendere coscienza del fatto che la realtà che vivevano era appunto la finzione creata da questo dio minore e tirannico e che il loro compito era quella di assurgere ad una nuova dimensione di realtà, una patria celeste oltre lo stato della materia, in cui si sarebbero ricongiunti con il vero Dio buono e creatore. Il primo e il più importante eletto era per gli gnostici appunto Gesù Cristo che, considerato messaggero tra gli uomini di questa nuova filosofia, era giunto sulla terra proprio in quanto emanazione del vero Dio.

Per questo suo carattere elitario ed esoterico il pensiero gnostico tende a svilupparsi nel corso della storia prendendo vie nascoste e assumendo migliaia di nomi diversi, senza tuttavia abbandonare le caratteristiche originarie: nel corso del Medioevo avranno matrice gnostica tutte le più importanti eresie combattute con il ferro e con il fuoco da parte della Santa Inquisizione (i càtari o albigesi, i bogomili, i fratelli del libero spirito ecc.). E’ proprio durante questi periodi di alta persecuzione e di gratuita ricerca del martirio che si affina sempre di più la credenza degli gnostici di appartenere ad una realtà diversa da quella terrena, dominata da una Chiesa, che ai loro occhi non è altro che l’incarnazione di quel Demiurgo irrazionale che è da sempre causa del male del mondo.

Durante i secoli successivi, sia attraverso il tramite di sette esoteriche come ad esempio quella dei Rosacroce oppure infettando ampi strati della Riforma luterana, la dottrina gnostica giunge sino all’età contemporanea e al suo trionfo nelle tesi del primo romanticismo tedesco, con esponenti del calibro dei vari Novalis e Schlegel e della successiva filosofia di Schopenhauer, in cui è da notare, la gnosi occidentale si riunisce con il suo corrispettivo orientale, il Buddhismo.

Da questo punto possiamo far partire il nostro parallelo filmico che vedrà agire appaiati sullo schermo coppie di agenti speciali del calibro di Schopenhauer e Morpheus, Neo e Heidegger, Trinity e Nietzsche.

La prima parte del film è dedicata al risveglio dell’eletto Neo, che infatti porta ancora il nome che gli è stato imposto dalla realtà matrigna in cui vive. In che modo si fa strada in lui la consapevolezza, che in realtà lui ha sempre ospitato dentro di sé (vedi teoria dell’anamnesi nel Fedone platonico o la teoria del bello nel Fedro), che la vita che lui ha sinora vissuto è una vita inautentica? Tramite il richiamo silenzioso della coscienza (La Gewissen heideggeriana di quel concentrato di sapienza gnostica che è Essere e Tempo), che, mostrandogli l’angoscia del suo spaesamento quotidiano nella metropoli ipertecnologica, lo costringe alla conoscenza del suo vero Sé Stesso. Qui si fa strada uno dei topoi della gnosi moderna, che ha appunto come suo alfiere il filosofo tedesco Martin Heidegger: “la scienza non pensa” e in virtù di questo non pensare, che consiste nel fatto di non rammemorare (di nuovo l’anamnesi) la differenza ontologica tra Essere ed ente, ci condanna ad un futuro in cui le macchine tecnologiche domineranno la terra (qui ci possiamo rifare anche alle tesi dell’Operaio di Ernst JÚnger) e schiavizzeranno l’uomo; appunto la situazione di partenza descritta da Matrix.
La seconda parte è dedicata alla scelta: pillola rossa rimanere nel mondo inautentico o pillola blu conoscere finalmente la verità? Qui si rendono evidenti due caratteri fondamentali del kit gnostico di sopravvivenza: credenza nel libero arbitrio e credenza nella verità. Questo è il vero e proprio test esistenziale per definire l’atteggiamento gnostico: la Gnosi infatti oppone, nel nocciolo a base della sua filosofia, la verità alla vita e impone di scegliere la verità anche e soprattutto (sennò che gusto c’è?) a scapito della vita. Lo gnostico, in breve, da buon kamikaze è pronto a farsi tranquillamente esplodere a qualsiasi posto di blocco, se, dopo, in cambio, promettete di rivelargli finalmente la verità. E’, in fondo, la soluzione mistica già proposta da Schopenhauer al termine della sua opera fondamentale Il mondo come volontà e rappresentazione: rinunciare alla volontà di vita e spegnersi nel Nirvana. Neo, ovviamente anche per esigenze filmiche di sceneggiatura dato che siamo all’inizio del film, sceglie di conoscere la verità con tutto quello che ne deriva.

Per dare sfogo a tutto il pathos messianico di cui il film si circonda occorre ovviamente creare un contraltare negativo, un Giuda traditore: “Certe volte mi chiedo perché non ho scelto la pillola rossa?” si chiede il serpente tentatore cercando di approfittare di un momento di debolezza nell’interminabile training di Neo. Qui si fa strada Nietzsche (finalmente uno gnostico pentito!), che assieme al traditore avrebbe goduto del sapore della bistecca sanguinolenta, che sostituisce i canonici trenta denari, affermando con lui: “So che questa bistecca non esiste, che in questo momento un computer sta mandando delle informazioni al mio cervello per farmela assaporare con tutti i miei sensi, ma, in fondo, chi se ne frega?”.

Questo è l’unico modo d’uscire dal cono d’ombra della malattia gnostica: scegliere la vita, la pillola rossa, anche se ciò significa vivere non più nell’ingenuità, ma nella coscienza che il “tutto” possa essere, forse, una finzione. Ma a questo punto è anche ora di chiedersi, chi elabora la finzione? Un computer (Il Demiurgo cattivo della gnosi antica) ci viene spiegato nelle prime fasi del film. Ma allora come mi spiego il fatto che Neo si dimostra l’eletto proprio perché manipola a suo piacimento “la realtà” creata da tale computer? Allora forse Neo ha più a che fare con il superuomo nietzscheano che con il mistico di Schopenhauer o l’Esser-ci autentico di Heidegger! Infatti l’insegnamento di Nietzsche, che spiazza duemila e passa anni di Gnosi, è proprio quello in base a cui, posto che l’uomo non possiede gli strumenti per giungere ad una conoscenza noumenica del reale, si accontenta e soprattutto sceglie di agire ed errare a livello fenomenico (e questo, stiamo attenti, poiché la gnosi è una pianta endemica che attecchisce dappertutto, ne è prova l’interpretazione heideggeriana di Nietzsche, non significa affatto che Nietzsche non creda nell’esistenza di fatti reali!). Nietzsche, proprio come il Neo delle sequenze finali del film, se ne frega letteralmente della differenza ontologica tra reale ed apparente, tra essere ed ente: “Il mondo vero lo abbiamo eliminato: quale mondo è rimasto? Quello apparente forse?… Ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente!” (F. Nietzsche, Crepuscolo degli idoli).

 

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